Italia, il paese senza cultura e paura della giustizia

C’è qualcosa di terribile, soprattutto di già visto dietro le ultime novità nell’inchiesta sulla strage alla funivia del Mottarone, costata la vita a 14 persone. Non è infatti la prima volta che dei dirigenti non rispettino le norme di sicurezza in nome del profitto, causando tragedie immani. Il crollo del Ponte Morandi di Genova infatti ha le stesse basi morali e aziendali. Allora si fece una manutenzione all’acqua di rose e si rinviò la riparazione di ciò che era guasto a «dopo l’estate». Sappiamo tutto che un «dopo» non c’è mai stato.

Come è tutta da chiarire ad esempio la dinamica della morte della giovane Luana, fatta a pezzi dall’orditoio presso il quale lavorava 3 settimane fa; il sospetto anche qui è che non tutte le norme di sicurezza della macchina siano state rispettate. Se ne sta occupando la magistratura.

C’è quindi qualcosa di più profondo se molti mettono da parte la sicurezza della gente, dei propri operai, di turisti e famiglie in ferie, di camionisti e pendolari in autostrada. Non può essere un caso.

Arrivare a violare regole fondamentali come queste significa solo una cosa: manca la consapevolezza della giustizia; manca la paura della giustizia, manca il rispetto della giustizia.

A quesi tre anni dal crollo del Morandi non c’è ancora un condannato che sia uno ed il processo chissà quando arriverà alla parola fine, alle condanne con nomi e cognomi. Una giustizia senza tempi certi, pardon, con tempi lunghi certi, non è un deterrente, anzi. Dà modo a ciascuno di noi di credere che alla fine non si paghi mai, che le cose vadano per le lunghe finché ce ne si dimentica.

E che dire della certezza della pena? Quanti delinquenti responsabili dei peggiori delitti hanno goduto di sconti della loro condanna, di permessi, di accorciamenti della detenzione per buona condotta, di scampoli di vita normale. Quanto assassini hanno davvero pagato tutte le loro colpe, in maniera severa, come da condanna? Pochi, pochissimi.

Oggi sono in molti a chiedere l’ergastolo per i tre responsabili (e rei confessi) del disastro al Mottarone; parenti delle vittime, politici, gente comune. Niente di più logico e meritato, ma la giustizia ha altre regole e procedure. Va quindi detto subito che sarà praticamente impossibile che i fermati subiranno il «fine pena mai».

La giustizia non è una cosa uguale per tutti, come il rispetto delle regole. Le brave persone, le persone civili hanno rispetto di entrambe per convinzione. Chi invece le usurpa soprattutto poi in nome del denaro questa convinzione non ce l’ha. Pensa anzi che sia tutto possibile, soprattutto farla franca. Per queste persone non ci sono alternative: la giustizia deve spaventare, deve fare paura. L’unico linguaggio che forse capiscono, l’unica cosa che temono.

Pene certe, dure, senza sconti e rapide. Questo serve alla giustizia italiana e a certe persone che magari, davanti alla certezza di un ergastolo duro, non avrebbero mai pensato di togliere il freno di sicurezza da una funivia.

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