Giù le mani dalle etichette e dal vino italiano

A dividere l’Europa ci si mette anche il vino. Patrimonio dell’umanità per molti, il nettare è al centro di un dibattito al cardiopalma. Motivo: la decisione dell’Irlanda di scrivere in etichetta «il consumo di alcol provoca malattie al fegato» e «alcol e tumori mortali sono direttamente collegati». Bruxelles ha dato il via libera alla norma presentata da Dublino in Commissione lo scorso giugno e ora è legge. In altre parole, il tempio della Guinness dichiara guerra a bianchi e rossi, riducendoli alla stregua di sigarette. Il timore, naturalmente, è che il modello irlandese possa solleticare «il salutismo» di altri paesi. Certamente non dell’Italia. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha già espresso la sua posizione, definendo la decisione del Parlamento europeo «gravissima». «Dietro questa scelta c’è la volontà non di garantire la salute ma di condizionare i mercati. La spinta oltretutto viene da nazioni che non producono vino e dove invece si abusa di superalcolici» ha aggiunto. Ha tuonato anche Luca Rigotti, coordinatore settore vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari: «Siamo sbigottiti. Con questa azione l’Irlanda è andata a ledere e a mettere in discussione i principi del mercato unico, nel cui perimetro è disciplinato il settore vitivinicolo e che dovrebbe garantire, tramite l’Organizzazione Comune di Mercato, un’applicazione per l’appunto “comune” dei principi e delle regole europee in tutti gli Stati membri. L’iniziativa dell’Irlanda rappresenta un precedente davvero pericoloso per il mercato unico dell’UE». Non da meno lo sconcerto dei produttori italiani, storicamente tra i più capaci, apprezzati e seri del mondo (parla la storia, non il campanilismo).

Ernesto Balbinot – Le Manzane

Ernesto Balbinot, patron de Le Manzane, cantina veneta da cui escono prosecchi fatti a regola d’arte, non ha dubbi: «Il vino fa parte della dieta e della cultura mediterranea. È inammissibile poi paragonarlo alla sigaretta poiché una sigaretta, anche una soltanto, che oltretutto non è un alimento, fa male, mentre un bicchiere di vino a pasto fa solo bene. Altra cosa è l’abuso, da condannare sempre».

A sx, Stefano Frascolla – Tua Rita

Dello stesso avviso anche Stefano Frascolla, anima commerciale di Tua Rita, “gioielleria” toscana di vitigni internazionali che esporta vin de garage in tutto il mondo: «Sposo la teoria del nostro presidente di categoria, Lamberto Frescobaldi, per cui la via giusta da percorrere è quella dell’educazione al bere e non del terrorismo. Sappiamo tutti qual è la differenza tra uso e abuso, ovvero ciò che trasforma qualunque cosa, vale per le bevande, gli alimenti, le medicine, da utile a dannosa».

Marco Fasoli – Emilia Wine

Marco Fasoli, direttore commerciale di Emila Wine, tycoon del Lambrusco, spiega: «Trovo ridicola la decisione dell’Irlanda di inserire un alert per tutte le bevande alcoliche, incluso il vino italiano.

Prima di tutto perché si nota un limite relazionale con l’Unità Europea, che ancora una volta deve fermamente intervenire perché, oltre ad aver dimostrato una contrarietà in tal senso, lascia aperte delle variabili che possono diventare lesive nei confronti dei produttori. È una scelta che non tiene minimamente conto della differenza tra consumo moderato e abuso, che invece è il tema centrale. Vero è che in aree come quelle scandinave e irlandesi il consumo è elevato, ma ciò non significa che questo sia il modo corretto per limitarne, o per meglio dire ottimizzarne, il consumo qualitativo». Così, infine, una freschissima e granitica dichiarazione di Micaela Pallini, presidente di Federvini: «Siamo di fronte a una normativa unilaterale, discriminatoria e sproporzionata. Unilaterale perché spacca il mercato unico europeo, discriminatoria perché non distingue tra abuso e consumo. Criminalizza prodotti della nostra civiltà mediterranea senza apportare misurabili ed effettivi benefici nella lotta contro il consumo irresponsabile» «Chiediamo che il governo italiano si attivi quanto prima per studiare ogni azione possibile, nessuna esclusa, per osteggiare una norma che contrasta con il buon senso e la realtà. Forse è giunta l’ora che il tema venga trattato a livello politico in ambito UE, non da soli ma con i partner europei che hanno già manifestato gravi perplessità. È necessario una presa di posizione di fronte al mutismo della Commissione Europea» conclude. Attendiamo fiduciosi.

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