Nuova combinazione aumenta sopravvivenza nel tumore al seno più comune

 Una nuova combinazione di farmaci si è dimostrata efficace aumentando la sopravvivenza nelle pazienti con tumore al seno HR+/HER2− (positivo ai recettori ormonali e negativo alla proteina HER2) in fase iniziale ed alto rischio di ricomparsa della malattia. La molecola Ribociclib, in associazione alla terapia endocrina, a 6 anni, ha infatti ridotto il rischio di morte di circa il 20% (19,1%) rispetto alla sola terapia endocrina.
    HR+/HER2− è la forma più comune di cancro al seno – caratterizzata dalla presenza di specifici recettori ormonali, dall’assenza della proteina HER2 e circoscritta alla mammella o ai linfonodi vicini – e colpisce circa 37-39mila donne l’anno in Italia, su un totale di circa 55mila nuovi casi di tumore alla mammella l’anno nel nostro Paese. Di queste pazienti, almeno 13.000 l’anno presentano criteri clinici ad alto rischio di recidiva.
    I risultati dell’analisi di follow-up a 6 anni dello studio di Fase III Natalee dimostrano il beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale dato dalla combinazione. Lo studio è stato condotto in pazienti con tumore della mammella HR+/HER2− in fase iniziale, in stadio II e III, ad alto rischio di recidiva, compresi i pazienti con malattia linfonodo-negativa ad alto rischio e tutti i pazienti con coinvolgimento linfonodale.
    La combinazione ha ridotto il rischio di morte di circa il 20% (19.1%) rispetto alla sola terapia endocrina. I risultati sono stati presentati al Congresso annuale 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo). Provato anche l’effetto a lunga durata della terapia: i pazienti avevano completato il trattamento da una mediana di tre anni, mentre il beneficio clinico ha continuato ad aumentare anche dopo il completamento del trattamento, rafforzando l’evidenza del valore a lungo termine dell’associazione.
    “I risultati a sei anni dello studio Natalee dimostrano un beneficio clinicamente significativo in termini di sopravvivenza globale con questa molecola in associazione alla terapia endocrina. Se pienamente valorizzata, questa innovazione potrebbe offrire ogni anno a oltre 10.000 pazienti in Italia una nuova opportunità di ridurre il rischio di recidiva e guardare al futuro con maggiore fiducia”, dichiara Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo.
    “È particolarmente significativo osservare come il beneficio di questa molecola in termini di sopravvivenza globale, già dimostrato nella malattia avanzata, trovi oggi riscontro anche nella fase precoce. I dati a sei anni dello studio indicano che aggiungere questo inibitore di CDK4/6 alla terapia endocrina adiuvante, dopo la chirurgia, può fare una differenza concreta per il futuro delle pazienti, con un vantaggio che continua a crescere anche anni dopo la conclusione del trattamento”, spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli.
   In Italia, l’inibitore di CDK4/6 è rimborsato in associazione alla terapia endocrina adiuvante per il trattamento di pazienti con tumore della mammella HR+/HER2− in fase iniziale con coinvolgimento linfonodale e ad alto rischio di recidiva.

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