venerdì, 23 Ottobre 2026
>ANSA-BOX/A un italiano la prima borsa di ricerca degli oncologi Ue sull’IA

(di Manuela Correra) E’ italiano il vincitore della
prima edizione dell’Esmo artificial Intelligence Fellowship, la
borsa di studio di ricerca biennale dal valore di 200.000 euro
istituita dalla Società europea di oncologia medica (Esmo) e
pensata per supportare i giovani oncologi under-40 nello
sviluppo di soluzioni cliniche innovative guidate dall’IA. Si
chiama Leonardo Brunetti: originario di Manduria, in Puglia, 34
anni, specializzato in Oncologia toracica all’Università Campus
Biomedico di Roma, è attualmente in Usa per progetti di ricerca
presso il Dana-Farber Cancer Institute e la Harvard Medical
School di Boston. Il riconoscimento gli verrà conferito al
congresso Esmo 2026, che si apre oggi a Madrid.
Nei prossimi due anni lavorerà all’Università di Maastricht
allo sviluppo di un modello di IA multimodale finalizzato a
migliorare la personalizzazione dell’immunoterapia.
“Il mio lavoro – racconta – è incentrato sull’introduzione
dell’Intelligenza artificiale multimodale nella pratica clinica
per i pazienti affetti da tumore al polmone non a piccole
cellule. In parole semplici, stiamo cercando di sviluppare un
modello che offra un quadro completo sia del paziente che del
tumore e, aspetto fondamentale, del modo in cui il tumore e
l’organismo che lo ospita interagiscono tra loro. Ciò significa
che, all’avvio di un trattamento, con l’IA saremo in grado di
prevedere con maggiore precisione se un paziente risponderà bene
all’immunoterapia; potremo inoltre prendere decisioni più
ponderate sull’opportunità di intensificare le terapie o, al
contrario, di ridurne l’intensità”. Questo potrebbe significare,
ad esempio, che “qualora emergesse che un determinato paziente
ha scarse probabilità di rispondere positivamente
all’immunoterapia, potremmo intensificare la frequenza delle Tac
di controllo, così da individuare tempestivamente un’eventuale
progressione della malattia, e intensificare gli altri
trattamenti. Viceversa, in altri casi, potremmo ridurre
l’intensità del trattamento – sapendo già che il paziente
risponderà bene – e alleviarne così l’impatto complessivo”. L’IA
sarà però lo ‘strumento’ e non potrà mai prendere il posto del
medico, precisa: “L’interazione con questi modelli vedrà l’IA
fornire molte informazioni, molte di più di quelle che eravamo
in grado di vedere prima, ma con gli oncologi che prenderanno la
decisione finale. In definitiva, dobbiamo sempre ricordare che
il paziente e il rapporto umano è al centro della cura”. Forte
l’emozione per questo riconoscimento: “Sono il primo borsista in
un ambito di estrema importanza. Inizio quindi questo percorso
con entusiasmo, ma anche con la piena consapevolezza di dover
arrivare a un risultato che sia davvero significativo per i
pazienti e per i medici”. Infine, uno sguardo al futuro: “Il mio
progetto a lungo termine è di tornare in Italia a fare ricerca e
attività clinica con i pazienti. Mi sono appena sposato e anche
mia moglie è ricercatrice al Dana Farber. Vorremmo provare a
tornare per costruirci un futuro nel nostro Paese. All’estero le
opportunità sono sicuramente maggiori e le difficoltà dei
finanziamenti alla ricerca in Italia sono note, ma in maniera
testarda e ostinata – conclude – il nostro fine è rientrare”.
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