giovedì, 15 Ottobre 2026
L’oncologo: ‘Cruciale lo stadio del tumore e l’identikit genetico’

Per capire a quali eventuali trattamenti il Papa potrà ora essere sottoposto dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore al polmone, sono due i parametri cruciali da valutare: lo stadio della malattia, ovvero la sua estensione, e l”identikit genetico’ del tumore che lo ha colpito, un adenocarcinoma. Proprio la ‘fotografia’ molecolare del tumore attraverso esami genetici potrà infatti evidenziare possibili mutazioni geniche indirizzando verso specifici farmaci ‘a bersaglio’. A spiegarlo all’ANSA è Federico Cappuzzo, direttore dell’Unità di Oncologia medica 2 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, precisando che questi test richiedono qualche giorno.
Il Papa, è stato reso noto, è stato inizialmente sottoposto a tre esami che hanno portato i medici ad indicare la necessità dell’intervento: una broncoscopia robotica con biopsia (con cui si preleva un piccolo campione di tessuto dal nodulo per analizzarlo mediante esame istologico in laboratorio), una tac toracica con contrasto e una pet. Si tratta, spiega Cappuzzo, di esami che vengono normalmente eseguiti in presenza di un nodulo polmonare. Il Vaticano ha comunicato che è stato effettuato anche un esame istologico estemporaneo, cioè nel corso dell’intervento operatorio, che ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori.
L’esame istologico, chiarisce Cappuzzo, “serve a dare un ‘nome e cognome’ precisi alla malattia: definisce cioè il tipo di tumore al polmone e lo stadio, evidenziando anche se la malattia si è estesa ai linfonodi dell’area toracica prelevati”.
Definire lo stadio di malattia è cruciale per valutare se è necessario procedere con terapie aggiuntive. Il tumore al polmone è classificato dallo stadio 1 al 4: “Per lo stadio 1, 2 e parte del 3 si procede di solito a trattamenti medici che precedono o seguono l’intervento chirurgico; lo stadio 3 avanzato e lo stadio 4 non sono operabili ma prevedono delle terapie mediche”. I tessuti vengono quindi analizzati in laboratorio per appurare se ci sono delle mutazioni di geni: “Le mutazioni geniche nel tumore al polmone sono numerose, ma tre sono quelle principali per le quali sono disponibili farmaci innovativi con un’azione mirata, da utilizzare dopo l’intervento chirurgico per ridurre il rischio di recidive. La prima è la mutazione del gene Egfr – spiega l’esperto -. In questo caso il gene produce una proteina alterata che alimenta il tumore.
Abbiamo però un’arma, ovvero un farmaco a bersaglio, osimertinib, che va appunto a colpire la proteina impedendo alla malattia di replicarsi”. La seconda mutazione è definita riarrangiamento del gene Alk: “Per questo tipo di alterazione è dimostrata l’efficacia della molecola alectinib. La terza mutazione per la quale è disponibile un farmaco mirato, selpercatinib, è il riarrangiamento del gene Ret”. Se queste alterazioni geniche sono presenti, ma il tumore è allo stadio iniziale (1a), precisa Cappuzzo, “non c’è indicazione all’utilizzo delle terapie farmacologiche, ma bastano l’intervento chirurgico ed i controlli periodici”. Terapie invece indicate se “se lo stadio è più avanzato”. Scenario differente è quello in cui il tumore non presenta alcuna alterazione genica utile a fini terapeutici: “In questo caso, allo stadio iniziale basta la chirurgia mentre negli stadi più avanzati si considera la chemioterapia più una eventuale immunoterapia. Il fine è sempre quello di prevenire recidive”.
Va sottolineato, afferma, che “negli stadi precoci, quando cioè il tumore ha un diametro minore di 4 centimetri e non c’è infiltrazione nei linfonodi, la possibilità di completa guarigione è superiore rispetto alla possibilità che la malattia si possa ripresentare”. Quanto all’ipotesi che il Papa possa effettuare il previsto viaggio in Sud America a novembre, “consiglierei molta prudenza – conclude Cappuzzo -. Il rischio maggiore è nei primi 30 giorni ed un viaggio aereo così lungo aumenterebbe il pericolo di trombo-embolie”.
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