Gli ucraini del Donbass divisi tra fuga e voglia di combattere

“E’ cominciato tutto, è cominciato alle cinque”. Un messaggio inquietante sul cellulare, da parte del fixer che mi ha accompagnata lungo i confini Ucraina-Russia, non lascia adito a dubbi. Putin, infine, ha preso la sua decisione. Dopo aver attirato l’attenzione sul fronte del Donbass, dove le provocazioni da parte dei separatisti filorussi erano cominciate da giorni, ha colpito, come da copione, anche sugli altri fronti: del resto anche a Sud, a Mariupol, gli spari si sentivano da ore e a Nord, ai confini con la Bielorussia, avevamo documentato la chiusura del sito di Chernobyl, decretata proprio per il timore che la prima linea ad essere sfondata sarebbe stata quella dal lato della Bielorussia. L’attacco che il mondo aspettava per il giorno sedici era un appuntamento solo rimandato, per gli ucraini che ora tentano di correre ai ripari. La situazione che era stata la più pesante fin dal principio, quella del Donbass, è adesso ingestibile.

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Yuliya, nascosta nella cantina di casa con le due figlie, nel villaggio di Shilbinavka, non riesce a sapere quale fine abbia fatto la madre anziana che vive nel paese accanto. “Non riesco a contattarla, lei non sa usare internet, il cellulare non prende e io non posso uscire di qui, altrimenti a chi lascio le bambine piccole?”. La comunicazione va e viene, i colpi dell’inferno che si è scatenato si sentono invece forti e chiari. Non si hanno notizie invece di altri abitanti del Donbass che hanno raggiunto in fretta e furia la stazione di Kostantinovka per prendere un treno verso Kiev nell’illusione di sfuggire al peggio.

Kostantinovka è l’ultima stazione che dalla capitale porta verso i confini. Di lì, in andata e al ritorno dagli oblast di Donestk e Lugansk o meglio dalla porzione degli stessi che non è abitata dai separatisti, si possono usare solo mezzi propri. Ma non tutti li possiedono, così Stanislav, da Torestk, si offre di caricare quante più persone possibile sul suo “macinino” che stenta, con tutto quel peso, a superare le dissestate strade del Donbass. “Ci provo, provo ad aiutare chi vuole andare via, ma io resto. I russi non mi fanno paura, i separatisti non li temo, non lascio la mia terra neanche se mi ammazzano”, dice.

Alla stazione c’è panico, c’è ressa. Come si diceva, ci si illude di trovare la salvezza nella capitale, ma non tutti sanno – a causa di una connessione internet che quasi non funziona più – che anche a Kiev è scoppiato il finimondo. Anja e le sue sorelle tentano di prelevare i soldi al bancomat, per fuggire il più lontano possibile. Ma non sanno neanche dove vogliono e possono andare. Nel dubbio, prima di decidere, vogliono raggiungere la metro, che migliaia di abitanti di Kiev stanno usando in questi minuti come rifugio antiaereo. Altri kieviti hanno trovato riparo nei bunker costruiti sotto la città. Uno è proprio sotto la stazione centrale, ma in troppi hanno avuto la stessa idea di utilizzarlo. “Non ci entriamo, dobbiamo trovare altro”, comunica Maryna, che nei giorni scorsi aveva provveduto a mettere lo scotch alle finestre di casa, nella preoccupazione che andassero in frantumi in caso di attacco. “Spero che la mia casa si salvi, voglio tornarci subito, non posso pensare di perderla così”.

Chi ha una macchina, cerca di fare rifornimento per avere una scorta di carburante utile ad allontanarsi dalla città. Il caos è però totale, il traffico va in mille direzioni e le decisioni sono difficili da prendere. “Noi restiamo e combattiamo per la nostra terra”, tuona invece Andriy, che nei giorni scorsi avevamo incontrato come organizzatore di corsi di sopravvivenza e combattimento dedicati alla popolazione civile. Accanto a lui, c’è una trentina di persone in assetto da guerra. “Gli altri ci stanno raggiungendo da più parti, siamo tanti e resisteremo”, afferma con convinzione. Tutto intorno, si sentono ancora i rumori della guerra che si fa sempre più dura. Poi, più nulla. Il collegamento cade. Quel che sarà di queste figure incontrate a pochi giorni dall’esplosione dell’inferno e riascoltate ora che l’incubo è diventato realtà, lo deciderà la storia.

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