Fisco, decontribuzione, cartelle esattoriali, pensioni. È la manovra delle tensioni

Risposte poco soddisfacenti. I sindacati sono usciti dall’incontro di ieri con Draghi, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il titolare del Mef, Daniele Franco e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, per niente soddisfatti. Sul fisco «non abbiamo avuto le risposte che ci aspettavamo ed è stato confermato l’impianto che già si conosceva (quando deciso settimana scorsa dalla maggioranza). Abbiamo chiesto di cambiarlo e il presidente Draghi ha detto che ci rifletterà e, domani mattina, prima del Cdm ci sarà un ulteriore confronto. Se l’impianto dovesse rimanere così non ci sarebbe il nostro accordo sull’operazione fisco», dichiara il segretario della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro con il premier Draghi a Palazzo Chigi. Lato tasse è intervenuto anche Pierpaolo Bombardieri, Segretario generale della Uil che ha spiegato che con l’impostazione decisa dall’esecutivo e dai partiti della maggioranza «sono penalizzati i redditi tra 0 e 26 mila euro e non siamo da soli a sostenere che serve un intervento sul cuneo fiscale, lo dicono anche Banca d’Italia e Confindustria, bisogna dare risposte a tanti lavoratori, sulle pensioni non ci sono risposte, le risorse disponibili sull’Ape sociale non bastano secondo noi, abbiamo chiesto di intervenire su Opzione donna, gli esodati e sulla previdenza integrativa, Draghi ha acquisito queste ulteriori riflessioni e ha detto che le avrebbe sviluppate prima del Consiglio dei ministri di domani».

Durante il confronto è poi emerso anche il tema della decontribuzione. Il governo avrebbe infatti indicati ai sindacati come si libererebbero 2 miliardi dal minor costo degli interventi su Irpef e Irap. Somma che sarà destinata da una parte al taglio delle bollette e dall’altra ad un intervento di decontribuzione che però varrebbe solo per il 2022. Opzione quest’ultima che viene ritenuta non sufficiente per i sindacati dato che «non si è capito chi riguarderebbe e come verrebbe spesa».

Il confronto di ieri tra sindacati e governo non ha però lasciato indifferente Confcommercio che ha sottolineato come «Con il governo interloquiamo tutti i giorni. Non c’è bisogno di annunciare incontri». Bonomi, Presidente dell’Associazione ha poi spiegato, a margine di un incontro a Milano sulla storia economica italiana, che con l’esecutivo «C’è un rapporto costante e diamo le nostre indicazioni per quelli che crediamo debbano essere gli interventi migliorativi che possono andare sui vari provvedimenti». Sulla Manovra poi il Presidente di Confindustria ha dichiarato di essere molto deluso «dall’approccio dei partiti alla manovra. Ho sempre dichiarato che sosteniamo l’azione di questo governo perché riteniamo che vada nella direzione delle riforme, di cui questo Paese ha bisogno da 25 anni. È un momento storico, così come ho dichiarato in diverse occasioni, ma certo quando vedo i partiti che presentano più di 6 mila emendamenti per la gestione del fondo di 8 miliardi, su cui dicevano di aver trovato un accordo politico, francamente rimango colpito».

Ma le tensioni intorno alle legge di Bilancio non finiscono qua. Anche perché tra maggioranza e opposizione (Fratelli d’Italia) sono stati presentati ben 6.000 emendamenti alla Manovra. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha chiesto a tutte le forze politiche di ridurli, arrivando a circa 600 emendamenti. I lavori di sfoltimento sono iniziati ieri sera, dopo un primo slittamento, in commissione Bilancio del Senato. Il compito non sarà però dei più facili dato che al momento continua ad essere ancora poca chiarezza intorno all’intervento per calmierare l’aumento delle bollette elettriche e del gas (le forze della maggioranza hanno chiesto a gran voce di intervenire stanziando maggiori fondi in Manovra) e su come articolare il Superbonus (resta aperta la questione delle villetta a 25.000 euro). Per quanto riguarda il tema energetico il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a margine dell’informativa su Tim a Montecitorio ha spiegato come sia “difficile prevedere” la quantità di risorse necessarie da inserire in Manovra per calmierare il rialzo del costo dell’energia nelle bollette. «Dipende da come va il prezzo del gas, che mi sembra aumentare… ne servono tante». Il ministro ha comunque puntualizzato che «sterilizzare tutto è impossibile e bisogna andare sulle fasce deboli, cioè le famiglie deboli, e i settori e le imprese deboli, talmente impattate che rischiano di chiudere».

Proroga cartelle

Altro argomento che sta diventando sempre più prioritario all’interno del Parlamento sono tutte quelle cartelle collegate alla rottamazione ter e al saldo e stralcio. Ieri il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, intervenendo a Radio 24, ha spiegato come di proroga del pagamento delle cartelle relative alla rottamazione ter e del saldo e stralcio ‘«durante la legge di Bilancio se ne parlerà, sono interventi soprattutto sull’anno successivo molto onerosi però necessari’».

«’C’è un tema molto importante sulla diluizione dell’emissione delle cartelle perché non possono partire tutte in una vola’», ricorda.Sul tema è poi intervenuto ieri anche Fratelli d’Italia, l’unico partito di opposizione, che chiede al governo di rispettare l’ordine del giorno approvato: «Le commissioni Finanze e Lavoro del Senato hanno approvato un ordine del giorno di Fratelli d’Italia, sottoscritto dai relatori di maggioranza, che impegna il governo a prevedere nella prossima legge di Bilancio la rateizzazione fino al 31 dicembre 2022 dei pagamenti per rottamazione-ter e saldo e stralcio. Un risultato agrodolce perché conosciamo a fondo le grosse difficoltà di liquidità delle piccole imprese, alle prese con uno scenario economico ancora molto precario, ma con questa maggioranza sorda e distante dalla realtà, purtroppo, non era possibile ottenere di più. Adesso restiamo in attesa che il governo mantenga in Aula all’interno della legge di Bilancio l’impegno preso con l’odg». Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile del Dipartimento Imprese e Mondi produttivi di Fratelli d’Italia. Nei giorni scorsi ricordiamo ce anche la Lega era intervenuta chiedendo l’introduzione di una rottamazione quater e una riapertura dei termini per la rottamazione ter.

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