Claudio Mandia, morto per trattamenti educativi illegali

Ancorché l’informazione sia – giustamente – concentrata sui venti di guerra che spirano sinistri al confine tra Ucraina e Russia, la cronaca ha imposto la vicenda del giovane diciassettenne Claudio Mandia, un ragazzone di Battipaglia trovato morto nel prestigioso College statunitense che frequentava, la “Ef Academy” di New York.

L’ipotesi del malore – fatta trapelare in prima battuta – era stata immediatamente scartata dalla famiglia che ha denunziato ‘trattamenti inimmaginabili’ da parte della struttura scolastica.

Le indagini in corso oggi virano verso il suicidio del ragazzo, punito per avere copiato un test e perciò separato dai suoi compagni, sgomberato dalla sua camera-dormitorio e isolato per giorni, almeno tre, in uno stanzino presidiato da un addetto alla security interna che, come ai carcerati, somministrava il cibo con un vassoio.

Naturalmente i genitori chiedono giustizia e rincarano la dose, parlando di punizioni ‘primitive’ che avrebbero istigato il figlio minorenne al suicidio, reato previsto anche negli USA con pene molto severe che arrivano anche ai vent’anni di carcere.

Incuriosita sono andata a consultare il sito dell’Ef Academy, molto ben curato e disponibile anche in lingua italiana: la scuola costituisce una prospettiva sicuramente allettante per le famiglie interessate a procurare un’istruzione internazionale ai figli e indirizzarli verso le migliori università a stelle e strisce, pur con un costo non indifferente di oltre 62.000 dollari annui.

Tuttavia il sito non evidenzia i rigidissimi protocolli applicati in quella scuola che propina agli studenti strumenti di correzione che dire opinabili sarebbe riduttivo.

L’isolamento cui è stato costretto il povero ragazzo rasenta il sequestro di persona e rappresenterebbe, nel nostro ordinamento, un atto illecito e incostituzionale se non associato ad un’obiettiva pericolosità del soggetto, pericolosità di certo non ricavabile da una semplice marachella scolastica, quale quella di copiare un compito in classe.

Amnesty International da anni denuncia l’isolamento carcerario per 22/24 ore al giorno come trattamento crudele, disumano e degradante che viola il diritto internazionale e produce un impatto devastante sulla salute fisica e mentale di un detenuto: figuriamoci se replicato su un minorenne che non ha commesso alcun reato e che semplicemente era in un College per studiare.

Metodi che il Preside prova a difendere come funzionali alla sicurezza della scuola, il che però non spiegherebbe come mai, dopo aver rinvenuto il corpo del ragazzo, per insondabili ragioni l’istituto avrebbe ordinato l’isolamento della sorella minore di Claudio, anch’essa studentessa all’Ef Academy.

Pur con tutte le cautele del caso a mio avviso sussiste una responsabilità della struttura scolastica e dei suoi dirigenti.

Se – per ipotesi – il fatto fosse accaduto in Italia, tale responsabilità scaturirebbe dai principi generali su cui più volte si è pronunciata la nostra giurisprudenza: con l’accoglimento della domanda di iscrizione presso un istituto scolastico e la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, sorge un vincolo negoziale dal quale discende l’obbligo di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno, per tutto il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni.

La scuola è pertanto tenuta a predisporre tutti gli accorgimenti necessari, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danno ad altri ma anche a se stesso.

Si tratta di una responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, a livello civile, e personale dei vertici apicali della scuola, a livello penale, laddove si evinca che i metodi utilizzati abbiano una diretta incidenza causale sul suicidio.

Lasciamo lavorare gli inquirenti USA ma mi unisco idealmente alla famiglia devastata da questo inimmaginabile lutto, affinché giustizia sia fatta e le punizioni siano esemplari.

Non si può morire per aver copiato un compito, non c’è proporzione e umanità in ciò che è accaduto a Claudio.

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