giovedì, 15 Ottobre 2026
Diego Luna, ‘ogni migrazione è una lacerazione, famigliare e politica’

(di Francesca Pierleoni) Tutte le migrazioni “si portando
dietro delle lacerazioni famigliari. Un aspetto che ho pensato
sarebbe stato importante affrontare con un film”. Lo spiega
l’attore messicano Diego Luna di ritorno dietro la macchina da
presa come regista per Ceniza en la boca, il film tratto
dall’omonimo romanzo di Brenda Navarro, che dopo il debutto a
Cannes, arriva alla Festa del cinema di Roma. Nella storia “parlo anche di qualcosa di personale – spiega l’interprete di
Andor, che arrivando all’Auditorium Parco della Musica ha anche
vissuto un assaggio del traffico romano, assistendo a piccolo
tamponamento, senza conseguenze, all’auto che precedeva quella
su cui lui viaggiava -. Ho perso mia madre quando avevo due
anni, e tutta la mia vita è stata un viaggio in cui ho dovuto
spiegare a me stesso la sua assenza e cercare di capire chi
fossi in conseguenza di quell’assenza. Perché ha segnato il mio
rapporto con mio padre, con il mio lavoro, con la mia paternità.
Insomma, è una domanda che mi accompagna sempre”. Protagonista
della storia è Lucila (Anna Diaz), una ventunenne messicana che
dopo otto anni di separazione, raggiunge in Spagna, insieme al
fratello adolescente Diego, la madre, che da lungo tempo è
emigrata. Uno sconvolgimento che porta la ragazza a cercare la
sua strada, ma anche ad affrontare ipocrisie, razzismo, traumi
e lutti. Luna, rispetto alla storia del film, sottolinea anche
che “oggi la Spagna è una sorta di porta d’accesso all’Europa
per la migrazione latinoamericana, che sta sempre più prendendo
in considerazione l’idea di dirigersi a nord, anche a causa
delle politiche statunitensi e delle persecuzioni che le
comunità latinoamericana e latina subiscono oggi negli Stati
Uniti”. Le ragioni “per cui le persone emigrano, quelle che
costringono le persone ad abbandonare un territorio, sono
molteplici. Per questo è un argomento che ci riguarda tutti; è
difficile parlare di qualsiasi cosa senza prima o poi collegarla
alla migrazione. Mi piace dire che non si può spiegare il
proprio senso di appartenenza senza considerare che qualcuno ha
dovuto emigrare – sottolinea Luna -. Non possiamo spiegare le
società moderne senza considerare la ricchezza che la migrazione
ha portato. Credo che sia qualcosa che dobbiamo sempre tenere a
mente”. La paura dei migranti “che si cela dietro l’ignoranza,
può essere contrastata solo con l’informazione, con la
comprensione, con la pazienza e credo che il cinema sia lo strumento più utile che ho a disposizione per combattere i
discorsi violenti e pieni d’odio che si diffondono così
facilmente, come un incendio, si auto alimentano, e noi dobbiamo
affrontarli. Dobbiamo raccontare storie personali, intime,
capaci di generare empatia e di far pensare le persone in modo
diverso”. I numeri “sono inutili, le statistiche sono inutili,
ma le storie servono perché ti fanno improvvisamente capire di
avere un legame con gli altri”. Per l’attore e regista “il
cinema è sempre politico. È uno strumento importante per
generare riflessione, costruire comunità e creare dibattito”.
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