giovedì, 15 Ottobre 2026
Occhipinti produttore di Elsinore, film da Oscar con Scott, ‘un sogno realizzato’

(di Francesca Pierleoni) Una vicenda reale che mescola dramma,
arte, vita, morte, coraggio, paura, dolore, amicizia, speranza,
gioia, consapevolezza, passione. E’ quella legata agli ultimi
mesi di vita di Ian Charleson, l’attore scozzese diventato
celebre con il cult Momenti di Gloria, che nel 1989, quando era
già gravemente malato di Aids, sostituì Daniel Day-Lewis nella
parte di Amleto al National Theatre di Londra, regalando una
straordinaria performance. Morì due mesi dopo, a soli 40 anni.
Il produttore italiano Andrea Occhipinti, che ha conosciuto e
lavorato con Charleson, sognava di portare sul grande schermo
questa storia da oltre 20 anni. Il desiderio si è realizzato
con Elsinore di Simon Stone, con lo straordinario Andrew Scott
già dato fra i maggiori contendenti all’Oscar come miglior
attore protagonista. Il film, dopo aver trionfato a Toronto,
dove ha vinto L’International People’s Choice Award e al London
Film Festival, è alla Festa del cinema di Roma e sarà in sala
dal 28 gennaio con Lucky Red.
A fianco di Scott, c’è Olivia Colman, nei panni di un altro
personaggio iconico, la dottoressa Margaret Johnson, diventata
una figura di riferimento nel trattamento dell’Aids in Gran
Bretagna: è stata lei ad aiutare Charleson, uomo e attore tanto
sensibile quanto ironico, a poter interpretare quello che per
lui era il ‘ruolo della vita’.
Nel cast, fra gli altri, anche Billie Piper, Johnny Flynn, Luke
Thompson, David Dawson, Monica Dolan, Matthew Beard, Joe Locke,
Juliet Stevenson e Peter Mullan. Occhipinti che aveva recitato
con Charleson nella miniserie Il sole sorge ancora (1984) era
venuto a sapere di questa storia a inizio anni ‘2000: “Ho
sentito subito che sarebbe potuta diventare un film potente. E’
una vicenda che mi aveva molto colpito, mi era rimasta dentro –
spiega il produttore che ha realizzato Elsinore insieme a
Gabrielle Tana, Pete Shilaimon, Mickey Liddell, Stefano Massenzi
e Carolyn Marks Blackwood -. Si parla di uomo e un artista
straordinario, che nel momento in cui può realizzare un sogno ha
la salute che gli viene mancare e sente che sta per morire. Però
accetta lo stesso una sfida incredibile, vuole lasciare un
segno. Mi ricordo bene quegli anni, ho avuto molte persone care
che sono morte di Aids, tra le quali anche il cofondatore della
Lucky Red, Kermit Smith che è scomparso nel 2001. Volevo
ricordare quel periodo che molti ragazzi oggi non conoscono”. Un
altro elemento di vicinanza “era il fatto che Ian Charleson, pur
essendo gay non fosse out; anch’io sono stato attore e ho fatto
out solo nel 2008, perché sapevo che avrebbe potuto
danneggiarmi… sono tutti temi che mi hanno personalmente
toccato”. Ora il film sta vivendo un trionfo di critica
mondiale: “Sono stato molto fortunato per le persone che ho
incontrato nel realizzarlo, dallo sceneggiatore Stephen
Beresford, che ha scritto la storia in maniera magnifica a Simon
Stone e Andrew Scott”. E’ stato un percorso “a volte anche
complicato. Abbiamo dovuto tagliare il budget, fino a poche
settimane prima delle riprese non avevamo i finanziamenti che
poi sono arrivati. C’è qualcosa di magico nell’essere riusciti a
farlo”. Le difficoltà sono confermate da Simon Stone: “E’ stato
molto difficile ottenere i finanziamenti, perché il protagonista
della storia è gay e si parla di morte. Erano in pochi a credere
che potesse attirare pubblico ma per me non è mai stata una
preoccupazione, ho avuto molta più fiducia sull’umanità rispetto
ai ‘contasoldi'”. E’ vero che “nel cinema molte persone vogliono
vedere se stessi, e per un lungo periodo se volevi recitare nei
film, essere gay era considerato un ostacolo, ma il mondo è
cambiato”. Oggi “molti uomini etero possono avere una ‘cotta’
per uomini gay e le donne non sono infatuate meno di Brad Pitt
solo per la possibilità che possa essere gay o no” scherza il
regista. Per il film “le proiezioni sono sold out appena vengono
annunciate, anche perché tutti amano Andrew Scott e sono
piaciuti i trailer, da cui emerge quanto il film sia onesto e
come nella storia ci sia anche molta gioia”.
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