venerdì, 6 Febbraio 2026
Wagner Moura, ‘ne L’agente segreto esperienza dei brasiliani sotto la dittatura’

Un protagonista che “rappresenta
un’esperienza collettiva di quello che molti brasiliani hanno
vissuto durante la dittatura”. Wagner Moura descrive così il suo
personaggio ne L’agente segreto (O agente secreto) di Kleber
Mendonça Filho, fresco di Golden Globe per il migliore attore
protagonista in un film drammatico (Moura) e miglior film in
lingua non inglese, già presentato a Cannes (portando a casa
premi per miglior attore e miglior regia) e candidato brasiliano
agli Oscar 2026. La pellicola è in arrivo nelle sale italiane il
29 gennaio, distribuita da FilmClub Distribuzione con Minerva
Pictures.
Moura, già noto per la serie Narcos, qui interpreta Marcelo,
l’agente segreto del titolo, che in realtà è un uomo in fuga
perché perseguitato dalla dittatura militare brasiliana del 1977
e che sta andando a Recife per nascondersi e rivedere il proprio
figlio. Lì troverà il caos del carnevale, tra divertimento e
violenza, e il proprio destino. A differenza del protagonista
del suo Marighella (2019), spiega Moura, che è “una persona che
lotta contro il regime”, Marcelo è un uomo che “sta cercando di
vivere la sua vita secondo i propri valori. Una cosa che è
successa a tantissimi e che oggi vediamo in più parti del mondo:
persone che non hanno colpe ma vengono perseguitate per il
colore della pelle, l’orientamento sessuale, le idee politiche,
o perché vogliono semplicemente essere ciò che sono. È l’effetto
più devastante della dittatura”.
Il film ispira un collegamento naturale con la situazione in
Brasile oggi. “Avevo pensato a un film ambientato nel 1977 e mi
sono impegnato molto affinché sia le impressioni, sia l’aspetto
visivo richiamassero in toto quel periodo – dice Mendonça Filho
-. Poi degli amici e i primi lettori della sceneggiatura mi
hanno fatto notare che in Brasile viviamo un tempo molto
particolare, con il ritorno della destra, la cui logica è quella
di ritornare ai bei vecchi tempi della dittatura militare”. Ma,
racconta il regista, “questa è la mia esperienza brasiliana con
la sceneggiatura. Quando il film ha cominciato a passare nelle
sale, in Spagna c’è stata una reazione molto forte perché il
Paese ancora non ha fatto i conti con il suo rapporto con il
regime di Franco. Una cosa simile è successa negli Stati Uniti,
e un critico cileno ha riscontrato lo stesso nel rapporto con
Pinochet. Sono molto curioso di vedere come risponde l’Italia”.
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