venerdì, 6 Febbraio 2026
Un’umanità da horror e salvifica in 28 anni dopo: Il tempio delle ossa

Deliri d’onnipotenza, fanatismo
religioso portato fino alla violenza cieca, citazioni
dell’iconografia cristologica e demoniaca filtrate da momenti di
humour nerissimo, ma anche un sogno di speranza. Non ha paura di
eccedere, anzi, osa e provoca Nia DaCosta, cineasta emergente
che passa con disinvoltura dai progetti autoriali ai blockbuster
(quest’anno è entrata nel circuito dei premi con Hedda,
adattamento queer e moderno della piece di Ibsen, Hedda Gabler)
voluta da Danny Boyle per dirigere 28 anni dopo – Il tempio
delle ossa, con un magistrale Ralph Fiennes, Jack O’Connell,
Alfie Williams, Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry in sala dal 15
gennaio con Eagle Pictures.
È il secondo capitolo, dopo 28 anni dopo (2025), diretto
dallo stesso Boyle, della nuova trilogia horror thriller
distopica dedicata al mondo post apocalittico di una Gran
Bretagna invasa da un virus della rabbia, che trasforma gli
esseri umani in infetti, ovvero feroci zombie cannibali. Una
realtà da incubo ideata dal regista di Trainspotting e dallo
sceneggiatore Alex Garland, esplorata per la prima volta nel
2002 con 28 giorni dopo che aveva per protagonista Cillian
Murphy, e proseguita con il sequel del 2007 28 settimane dopo, diretto da Juan Carlos Fresnadillo. Una diramazione della storia
che Boyle e Garland hanno ignorato rilanciando il racconto con i
capisaldi delle origini, nuovi personaggi e attesi ritorni.
Qui ritroviamo l’adolescente Spike (Williams), che dopo una
prova all’ultimo sangue è costretto a restare con ‘i Jimmys’
incontrati alla fine del film precedente. Il gruppo prende il
nome (e il look) dal suo dispotico leader, Sir lord Jimmy
Crystal (O’ Connell), sopravvissuto da bambino alla mattanza
della sua famiglia e diventato un giovane spietato e psicotico, che impone la sua volontà agli adepti reclutati, presentandosi
come il figlio predestinato di un’entità sacra/demoniaca. In un
modus operandi da setta, i Jimmys sterminano tanto gli infetti
quanto i non contagiati, vittime sacrificali in riti efferati
(una scena, in particolare sfocia nel torture porn). In
un’altra area non molto distante, invece c’è sempre il Dr Kelson
(Fiennes, in una performance intensa e sorprendente), diventato
nel primo film una figura importante per Spike. Il medico decide
di affiancare alla missione della sua vita, rendere omaggio alle
vittime della pandemia erigendo totem fatti di ossa e teschi, un
nuovo rischioso impegno: sperimentare un possibile antidoto sul
più pericoloso degli infetti, l’alpha Samson (Lewis-Parry).
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