Tom Hardy dal set a campione di jiu-jitsu brasiliano

(ANSA) – ROMA, 23 SET – Oltre che nella recitazione, Tom
Hardy conferma il suo talento anche per il jiu-jitsu brasiliano
(bjj). L’attore inglese, dopo aver vinto a fine agosto due ori
nel Reorg Open di bjj a Wolverhampton, competizione benefica
dell’associazione Reorg (della quale Hardy è sostenitore) che
insegna gratuitamente quest’arte marziale a veterani delle Forze
armate e operatori di prima emergenza affetti da disturbo da
stress post traumatico e depressione, è tornato a vincere nello
sport al quale si è appassionato oltre 10 anni fa durante la
preparazione per Warrior. L’interprete 45enne di Locke e Venom,
cintura blu di jiu jitsu brasiliano, ha trionfato infatti anche
nella gara Bjj Open che si è tenuta a Milton Keynes
(Buckighamshire), vincendo tutti e tre i suoi incontri. Il portavoce dei campionato ha definito Hardy un “uomo molto
affabile”. “Tutti lo hanno riconosciuto – ha spiegato a The
Guardian – ma lui era molto umile ed è stato molto disponibile
nel fermarsi con le persone che gli chiedevano di farsi una
foto insieme”. Hardy (che ritroveremo protagonista del thriller
Havoc) ha commentato la vittoria su Instagram, ricordando il suo
impegno per Reorg e come il sostegno della salute mentale sia un
tema che sente profondamente personale e vicino: “È un onore
poter rappresentare l’ente di beneficenza e il mio team Reorg e
il grande lavoro che svolgono a sostegno della salute mentale e
del benessere dei veterani, dei militari e dei primi
soccorritori attraverso i benefici terapeutici del Jiu Jitsu e
dell’allenamento fitness” come “forma di terapia per superare le
sfide fisiche e mentali, rafforzare i legami sociali e
migliorare in generale salute e benessere”.
    “Il semplice allenamento, per me (come hobby e passione
privata) è stato fondamentale per sviluppare ulteriormente un
senso più profondo di resilienza interiore, calma e benessere –
ha aggiunto -. Non posso esprimere a parole l’importanza che ha
avuto e l’impatto sulla mia vita e sui miei compagni di
squadra”. L’impegno di Reorg ha permesso anche “a molti di
trovare un rinnovato scopo – ha concluso – un senso di identità
e comunità che spesso si perde quando si passa alla vita
civile”. (ANSA).
   

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