sabato, 7 Febbraio 2026
#siamoaititolidicoda, ‘il cinema si salva tassando le piattaforme di streaming’

“Il disegno politico avviato dal
ministro Sangiuliano e poi proseguito dal ministro Giuli appare
chiaro: smantellare ciò che funziona, per una logica di
punizione ideologica, senza una reale visione di sviluppo
culturale e industriale”. Il movimento #siamoaititolidicoda
chiede con forza che “l’identità culturale del cinema italiano
torni al centro dell’agenda politica, attraverso politiche che
salvaguardino il pluralismo produttivo e occupazionale”. Politiche come quelle perseguite dalla Francia che, dice il
Movimento, “ha dimostrato che un altro modello è possibile. Già
dal 2021 ha introdotto un sistema efficace di finanziamento
dell’industria cinematografica, in particolare del cinema
indipendente, attraverso una tassazione delle piattaforme di
streaming compresa tra il 20% e il 25%. Una misura semplice,
concreta, capace di generare centinaia di milioni di euro di
entrate pubbliche da reinvestire nel settore audiovisivo
nazionale”. Per #siamoaititolidicoda si tratta di “un modello
virtuoso che funziona perché inserito in una visione culturale e
industriale chiara, storicamente radicata. Al contrario, in
Italia si continua a dibattere in modo ideologico, rinunciando a
soluzioni già sperimentate con successo in altri Paesi europei”.
E dunque, “viene spontaneo chiedersi: perché non adottare anche
nel nostro Paese una normativa simile? La risposta, purtroppo, è
politica. Oggi una simile scelta appare infattibile a causa di
una sudditanza sempre più evidente nei confronti degli interessi
statunitensi. Le più recenti riforme finanziarie e i relativi
decreti stanno riportando il cinema indipendente italiano in una
condizione di gravissima criticità, favorendo ulteriormente le
grandi società internazionali, in particolare quelle americane.
Assistiamo a una progressiva svendita degli asset industriali e
culturali del Paese, in una dinamica che richiama forme di vero
e proprio colonialismo economico e culturale”.
E “mentre si denuncia la cronica mancanza di fondi, si
ignorano consapevolmente strumenti che potrebbero portare
decine, se non centinaia, di milioni di euro nelle casse dello
Stato. Risorse che potrebbero essere utilizzate per rilanciare
il settore, sostenere le opere prime, i film più rischiosi e
sperimentali, e tutelare l’occupazione” in un settore “oggi
ridotto a uno stato di degrado, sempre più esposto a logiche di
subordinazione e dipendenza, che nulla hanno a che fare con la
tutela e la valorizzazione della nostra cultura”, conclude il
movimento.
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