sabato, 7 Febbraio 2026
Oncologi ospedalieri, ‘caregiver presenze decisive, cruciali non solo i farmaci’

Una presenza spesso invisibile ma “decisiva” nella vita quotidiana dei pazienti oncologici: sono i
caregiver, circa 3 milioni in Italia quelli che, secondo alcune
stime, si occupano di persone colpite da tumori. Secondo l’Istat
oltre 7 milioni di italiani assistono regolarmente un familiare
senza alcuna retribuzione formale, e la letteratura scientifica
internazionale mostra che il 61% dei caregiver oncologici
sperimenta un carico assistenziale medio-alto, che oltre il 70%
presta assistenza da più di sei mesi e che fino al 48% manifesta
un burden psicologico significativo, mentre sul piano sociale ed
economico, tra il 25% e il 29% dei caregiver è costretto a
modificare la propria attività lavorativa. Lo sottolinea il
Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri
(Cipomo) alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro
del 4 febbraio.
In questo scenario, rileva il Cipomo in una nota, si
inserisce il disegno di legge approvato dal Consiglio dei
Ministri il 12 gennaio, che mira a riconoscere ufficialmente la
figura del caregiver familiare e a definire un sistema di
diritti e tutele. “Quando si parla di oncologia, l’attenzione è
giustamente concentrata sulle terapie innovative e sulla ricerca
– afferma Paolo Tralongo, presidente Cipomo – ma la realtà
quotidiana della cura è fatta anche di persone che accompagnano
i pazienti ogni giorno, spesso per mesi o anni, sostenendoli non
solo dal punto di vista pratico ma anche emotivo. Senza il
lavoro dei caregiver, una parte importante delle cure non
sarebbe possibile”. Nel contesto oncologico, il caregiver
familiare svolge infatti un ruolo complesso che va dalla
gestione delle terapie alla sorveglianza dei sintomi, dal
supporto psicologico e logistico per l’accesso ai servizi fino
alla conduzione della vita quotidiana del paziente. Le evidenze
scientifiche mostrano come questo impegno sia intenso,
continuativo e di lunga durata, soprattutto nelle fasi avanzate
della malattia, e come la salute del caregiver e quella del
paziente siano strettamente interconnesse. Riconoscere e
tutelare il caregiver, dunque, “non significa solo fare un atto
di giustizia sociale – conclude Tralongo – ma anche migliorare
la qualità dell’assistenza oncologica. Per questo il Ddl
Caregiver rappresenta un passaggio importante: accanto ai
farmaci servono politiche capaci di sostenere chi, ogni giorno,
condivide il peso della malattia accanto ai pazienti”.
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