Niente appoggio a Taiwan, l’Europa se la squaglia

Macché appoggio a Taiwan, l’Europa se la squaglia

Contrordine euro-compagni. Neppure il tempo di far passare come esecutivo il provvedimento discusso la settimana scorsa, che vedeva il cambio di nome e di funzione dell’Ufficio dell’Unione Europea a Taiwan, con l’ampliamento dei servizi commerciali, e per non irritare la Cina, Bruxelles ha rinviato a data da destinarsi l’attuazione del piano. Il mese scorso il commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager aveva dichiarato: “L’Unione europea ha interesse a rafforzare le relazioni e la cooperazione con Taiwan nel quadro della sua politica di essere una sola Cina”. Pechino evidentemente non la pensa nello stesso modo e aveva immediatamente reagito condannando senza appello chiunque sostenesse qualsiasi autonomia dell’Isola. Inoltre martedì scorso l’ambasciatore cinese presso l’Unione, Zhang Ming, aveva ribadito agli europarlamentari che Taiwan è una questione del tutto cinese e che qualsiasi tentativo di instaurare relazioni con Taiwan sarebbe stato considerato una violazione delle regole sui rapporti internazionali della Repubblica Popolare. Meno male che mentre a Bruxelles si spicciavano dall’imbarazzo con una retromarcia ben poco coraggiosa il Giappone e gli Usa hanno cominciato un’esercitazione navale nel mar Cinese meridionale con utilizzo di diversi sommergibili che vengono inseguiti dalle fregate su e giù per i mari attorno a Taiwan. Dunque alla faccia del colloquio tra Xi Jinping e Joe Biden, comunque definito costruttivo e distensivo da ambo le parti, quantomeno Tokyo e Washington continuano in qualche modo a manifestare la loro presenza attorno all’isola ribelle.

Inutile negare che anche se Taiwan sarà comunque considerata parte di “una sola Cina”, il congelamento degli accordi sul patto d’investimento Europeo del 2020, confermati nel maggio scorso, sta comunque causando problemi diplomatici a Bruxelles. L’Europa vorrebbe garanzie per gli Uiguri, il rispetto dei diritti umani a Hong-Kong, una Taiwan non più in pericolo e foriera di scambi commerciali (produce il 60% dei componenti elettronici del mondo, e questo interessa Washington e Bruxelles come Pechino, Tokyo e Canberra), e infine vorremmo anche la cancellazione della pena di morte. Ma sogni a parte, questo retro-front altro non è che un maldestro tentativo di non compromettere definitivamente i rapporti con una ormai superpotenza che abbiamo contribuito a creare.

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