mercoledì, 17 Giugno 2026
L’odio estremista dal web alla fatwa ‘digitale’ in L’Abandon

(dell’inviata Francesca Pierleoni) Uno sguardo e le riflessioni in
soggettiva dell’insegnante francese di storia e geografia alle
medie Samuel Paty (qui interpretato da uno straordinario Antoine
Reinartz), ucciso e decapitato nel 2020 a Éragny, cittadina
della Val-d’Oise (×le-de-France), per strada, da un giovane
estremista islamico, dopo essere stato vittima di una
irrefrenabile campagna d’odio sul web. Così si apre L’Abandon di
Victor Garenq, il dramma presentato al Festival di Cannes fuori
concorso, che ripercorre i fatti reali, basandosi sulle carte
processuali.
Un racconto scandito dagli ultimi 11 giorni di vita del
professore 47enne, severo ma appassionato e gentile, padre di un
bambino ancora piccolo. A dare il via alla tragedia è una
lezione di Paty centrata sulla libertà di stampa e
d’espressione, nella quale l’insegnante fa vedere anche alcune
delle vignette su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo, che poi
scatenarono l’attacco terroristico contro il giornale satirico.
Prima di mostrarle, tuttavia, Samuel offre agli studenti che
avrebbero potuto sentirsi offesi dalle vignette la possibilità
di uscire. Una circostanza che viene stravolta da una giovane
allieva musulmana, spesso assente e insofferente alle regole
della scuola, che per giustificare la sospensione avuta,
racconta al padre una serie di bugie, inventando che Paty in
classe (dove lei non era presente) si fosse comportato in modo
offensivo verso gli studenti musulmani e avesse avuto
comportamenti razzisti e islamofobici. Il genitore, credendo
ciecamente alla figlia, con una serie di video, avvia una
campagna d’odio sul web che continua ad espandersi, anche per
l’appoggio di un’ex voce influente della comunità musulmana
locale, che si è radicalizzato.
In breve tempo dalle richieste di licenziare il professore si
arriva alle minacce esplicite, creando di fatto quella che in
Francia è stata definita anche nei processi una fatwa digitale,
poi compiuta da un estremista 18enne di origine cecena. Una
condanna a morte da cui neppure l’empatica e attiva preside
(Emmanuelle Bercot) e alcuni interventi (pochi e mal coordinati)
delle autorità riescono a difenderlo.
“Il nome di Samuel Paty è noto a tutti, ma in realtà pochi
conoscono la sua storia. Come molte persone in Francia, sono
rimasto scioccato e attonito dalla notizia del suo omicidio. Ho
provato grande dolore e angoscia – spiega il regista che
racconta la storia con uno stile sobrio ma efficace -. Ho capito
che al di sotto del senso di orrore collettivo c’era una storia
e che questa storia, una tragedia assoluta fin nei minimi
dettagli, doveva essere raccontata”.
Garenq ha sentito il bisogno di ripercorrere “la sconvolgente
catena di eventi, i legami di causa ed effetto che hanno portato
a questa catastrofe”.
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