L’immunoterapia può frenare la progressione dei tumori della bocca

Un nuovo modo di utilizzare l’immunoterapia anti-tumorale. Una piccola sperimentazione presentata al congresso della American Association for Cancer Research in corso a San Diego mostra che, nei pazienti con lesioni pre-tumorali del cavo orale, l’iniezione direttamente in bocca del farmaco immunoterapico nivolumab può rallentare, se non arrestare, la progressione della malattia.
    Circa il 5% della popolazione generale ha lesioni precancerose nella bocca. Una piccola quantità di queste possono evolvere in un tumore vero e proprio. A seconda del livello di rischio attribuito alla lesione, può essere necessaria la sua asportazione per evitare che avvenga questa trasformazione.
    “Ogni volta che un paziente deve sottoporsi a un intervento chirurgico, sta perdendo volume della cavità orale”, spiega l’autore principale dello studio Moran Amit, che ricorda che queste lesioni frequentemente vanno incontro a recidiva costringendo i pazienti a più di un intervento. “L’obiettivo del nostro studio era trovare un modo per risparmiare ai pazienti questo intervento chirurgico spesso debilitante”, aggiunge.
    I ricercatori hanno pensato di testare l’utilizzo di un farmaco immunoterapico la cui efficacia per questo tipo di neoplasie è già nota. Non, però, in somministrazione endovena – poiché l’impatto degli effetti collaterali sarebbe eccessivo se rapportato ai benefici derivanti dal trattamento di una lesione non ancora tumorale – ma in dose minima e direttamente sulla lesione.
    La sperimentazione ha coinvolto 29 pazienti con lesioni considerate a rischio. L’85% di loro ha riportato un beneficio e in più della metà la lesione si è ridotta di almeno il 50%; per il 41% dei malati il trattamento ha abbassato il rischio che la lesione progredisse in tumore e in circa un quarto le caratteristiche cellulari tipiche della lesione pretumorale erano scomparse. A oltre un anno di distanza dal trattamento, in più dell’80% dei pazienti le lesioni non erano progredite.
    Per i ricercatori è un grande risultato: il trattamento ha “permesso di risparmiare la chirurgia alla maggior parte dei pazienti”, ha detto Amit. “Anche se un paziente, successivamente, avesse bisogno dell’intervento, la riduzione media del 60% delle dimensioni della lesione significa che possiamo ridurre al minimo l’estensione della chirurgia e ciò si tradurrebbe in un impatto molto inferiore sulla qualità di vita”, ha concluso. 
   

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