mercoledì, 15 Luglio 2026
Leucemia linfatica cronica, combinazione farmaci riduce bisogno di terapie successive

Si ampliano le opzioni terapeutiche
per alcuni tumori del sangue: l’Agenzia italiana del farmaco
(Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità della molecola
acalabrutinib per il trattamento di prima linea della leucemia
linfatica cronica in combinazione con venetoclax, nonché del
linfoma mantellare precedentemente non trattato in combinazione
con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del
linfoma mantellare recidivato in monoterapia.
Lo studio ‘Amplify’ ha dimostrato che l’88,5% dei pazienti con
leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con
acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di
seconda generazione a durata fissa, in combinazione con
venetoclax, un nuovo regime completamente orale, non necessita
di una nuova terapia di seconda linea dopo tre anni, rispetto al
75,2% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia. Nello
studio ‘Echo’, acalabrutinib in combinazione con
chemio-immunoterapia, nel trattamento di prima linea dei
pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del
32% del rischio di progressione della malattia o di morte.
La leucemia linfatica cronica è la forma più comune di leucemia
negli adulti (30% di tutte le diagnosi). In Italia, sono stimati
circa 2.750 nuovi casi ogni anno. “Incremento dei linfociti,
anemia, ingrossamento dei linfonodi, piastrinopenia sono le
principali manifestazioni di questa neoplasia – spiega Paolo
Ghia, direttore del programma di ricerca strategica sulla
leucemia linfatica cronica all’Irccs ospedale San Raffaele di
Milano e professore ordinario di oncologia medica all’università
Vita-Salute San Raffaele -. La chemio-immunoterapia, che un
tempo rappresentava lo standard di cura in prima linea, oggi è
superata dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di Btk
e di Bcl-2. Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da
28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib
più venetoclax e sono state osservate risposte globali profonde
e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più
venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA






