lunedì, 20 Aprile 2026
L’appello di Reza Pahlavi, ‘l’Australia aiuti le calciatrici iraniane’

“Le giocatrici della nazionale
femminile di calcio iraniana stanno subendo forti pressioni e
continue minacce da parte della Repubblica Islamica a seguito
del loro coraggioso rifiuto di recitare l’inno del regime, e
potrebbero subire conseguenze molto gravi se tornassero in
Iran”. Lo scrive su X Reza Pahlavi, figlio del deposto scià
dell’Iran. “Esorto il governo australiano a garantire la loro
sicurezza e a fornire loro tutto il supporto necessario”.
La nazionale femminile di calcio iraniana ha rifiutato di
cantare l’inno nazionale prima della partita inaugurale della
Coppa d’Asia in Australia, rimanendo in silenzio con lo sguardo
rivolto dritto davanti a sé, nella prima partita del Gruppo A
contro la Corea del Sud, che ha poi vinto 3-0. L’allenatrice
dell’Iran, Marziyeh Jafari, e le sue giocatrici avevano poi
rifiutato di fare commenti sulla guerra e sulla morte
dell’ayatollah Ali Khamenei.
Nel corso del torneo le calciatrici, arrivate in Australia
ben prima degli attacchi di Usa e Israele, hanno poi giocato con
l’Australia giovedì e con le Filippine oggi, perdendo entrambi i
match e venendo eliminate dal torneo. In tutte e due le partite,
hanno cantato l’inno e fatto il saluto militare. Non è chiaro,
adesso, quando e se torneranno a Teheran. Già nei giorni scorsi,
vari personaggi del mondo del calcio e della società civile, tra
cui l’ex capitano della nazionale australiana Craig Foster,
avevano chiesto alla Fifa e alle autorità di Canberra di
intervenire per proteggere le giocatrici iraniane.
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