La scuola non può spegnere gli animi giovanili in Dad o in Live

di Barbara Volpi (Psicologa, Specialista in Psicologia Clinica, PhD in Psicologia Dinamica e Clinica Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica, Sapienza, Università di Roma)

Il motore dell’insegnamento è l’amore e il rispetto per la crescita giovanile, il nutrire l’anima e la mente di effervescenti leve in crescita ed aiutarle a decollare verso il futuro che è poi il nostro futuro, quello della società in cui viviamo e che i giovani porteranno avanti grazie a quello che hanno appreso dai nostri insegnamenti ma anche dai nostri comportamenti e dalle nostre azioni.

Ogni insegnante lo sa o almeno ogni insegnante dovrebbe saperlo ma spesso di fronte alle difficoltà che si incontrano nel corso del viaggio dell’adolescente nella sua rocambolesca trasformazione da bruco a farfalla, o ancora prima quando il bambino tentenna nell’apprendimento chiudendosi a riccio di fronte agli ostacoli che incontra nella lettura, nella scrittura, nelle verifiche orali, nel confronto con il gruppo classe prodigioso che rimarca spesso inconsapevolmente la sua differenza, si preferisce addossare la colpa alla mancanza di interesse, alla non volontà, alla scarsa partecipazione, , all’infantilismo, ai capricci, alla mancata educazione in famiglia, a quella A-colpa che sposta l’asse di riflessione dal perché questo ragazzo sta incontrando difficoltà nello studio? Come mai la curiosità della sua mente, il desiderio di conoscere che è un bisogno innato sin dalle prime fasi dello sviluppo sembra essersi spento, dimenticandosi ancora troppo spesso che insieme all’interesse per la costruzione del proprio futuro si spengono entusiasmo e la voglia di vivere? Mancanza di ascolto che cela molto spesso una mancanza di osservazione, che ci rende ciechi di fronte ad episodi di bullismo, di cyberbullismo, di esclusione dal gruppo classe seguendo l’affannosa ricerca di fare bene scuola, di produrre avanzamenti lasciando indietro gli insuccessi e le ritirate.

Una Scuola che va avanti ma che disperde energie ed entusiasmi vitali nella sua corsa spedita verso l’efficiente successo. Oggi più che mai, l’occhio vigile dell’insegnante nel cogliere il disagio emotivo che si cela dietro alle telecamere spente in Dad, alle assenze, alla noia di vedersi riproposta la lezione frontale nella distanza virtuale, deve essere potenziato per cogliere dietro lo schermo i vissuti emotivi dei ragazzi senza i quali nessun avanzamento della scuola può essere sostenuto.

Ogni insegnante dovrebbe sapere che dietro alla non volontà di studiare si cela un’incapacità, un senso di inadeguatezza che altro non è che il rispecchiamento della responsabilità di una scuola che non è stata in grado di accendere entusiasmi, che a volte li ha spenti non accorgendosi che dietro ad un brutto voto, un silenzio, un’assenza si cela un disagio che brama di essere colto, ascoltato, compreso e non semplicemente etichettato con un brutto voto che allontana e rimbomba nelle case sommandosi a quel senso di impotenza, di confusione, di stallo che in questo momento così delicato per tutti ma in particolare per le menti in crescita, può spegnere passioni, entusiasmi e gioia di vivere. I bambini, i ragazzi, anche quelli più irrequieti hanno bisogno e desiderano sempre essere guidati, ma la guida può avvenire solo se si costruisce un rapporto collaborativo fatto di rispetto e fiducia in cui si può ascoltare l’altro e accettare il punto di vista dell’altro anche quello sintetizzato nel brutto voto solo se l’altro ci ha osservato emotivamente, ci ha ascoltato, compreso e capito.

E allora l’errore come ci ha magistralmente insegnato Gianni Rodari nel suo Libro degli Errori si trasforma in possibilità di aiutare i giovani ad imparare, anche oggi superando i timori e le paure legate alla trasformazione della scuola in versione digitale, dove lo strumento viene inserito e vissuto sempre con il medesimo scopo ovvero aiutare i giovani a crescere e a formarsi su un terreno di condivisione, di partecipazione, di inclusione, che accoglie le difficoltà, gli arresti e le ritirate come grido di allarme per un ascolto e una comprensione che non c’è e che il più delle volte si preferisce allontanare per non bloccare il motore della formazione. Ma di quale formazione parliamo? Prima della trasformazione della scuola in ogni nuova versione che sia compresa quella di oggi in versione digitale occorre sensibilizzare gli insegnanti all’incipit primario di ogni contatto mentale: l’incontro di sguardi tra allievo e docente come ci ha insegnato umanamente Don Milani e Loris Malaguzzi che non fa disperdere menti ma le aiuta a decollare.

Tra le ultime pubblicazioni di Barbara Volpi segnaliamo: “Gli adolescenti e la rete” (Carocci, 2014) e per il Mulino “Family Home Visiting” (con R. Tambelli, 2015), “Genitori digitali. Crescere i propri figli nell’era di internet” (2017), “Docenti Digitali. Insegnare e sviluppare nuove competenze nell’era di Internet” (2021), Il Mulino.

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