La linea europea sui migranti? Alla Lituania i soldi a noi gli sbarchi

Mentre a Lampedusa e sulle altre coste italiane continua l’ondata di sbarchi senza controllo, nell’indifferenza internazionale, il piccolo stato della Lituania riceve una montagna di denaro dall’Unione Europea, per respingere i migranti sui propri confini. Per l’esattezza 36,7 milioni di euro. Come è possibile?

Il teatro dell’assurdo si celebra sulla frontiera tra Lituania e la Bielorussia di Lukashenko, accusato dai lituani di aver fatto entrare più di 4000 migranti attraverso il confine: una sorta di “vendetta” bielorussa, dopo le sanzioni Ue. Il fatto bizzarro è che l’Europa ha accettato di buon grado che la Lituania varasse leggi draconiane per fermare il flusso: regole micidiali. Dieci giorni di tempo per vistare le richieste di asilo, espulsioni fulminee, divieto assoluto per le Ong di mettere piede nei centri temporanei per i migranti. Non solo: con il beneplacito di Bruxelles, gli amici di Vilnius hanno dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, che con tutta probabilità consentirà alle guardie di frontiera di rispedire indietro i migranti al primissimo approccio sul confine.

La Lituania insomma, è tenuta in palmo di mano per respingere la minaccia, l’Italia resta spernacchiata con l’acqua alla gola nel canale di Sicilia. E non è finita: la Lituania ha persino approvato una legge al fine di erigere un muro di filo spinato lungo la frontiera, per bloccare gli arrivi. Bruxelles non si oppone neanche a questo, anzi, per bocca della commissaria agli affari interni Ylva Johansson, ha già fatto sapere che “una barriera fisica è necessaria”.

Dunque, ricapitoliamo: quelli che in Lituania sono arrivi “illegali”, in Italia invece sono “rifugiati”, anche se provengono dagli stessi Paesi, Siria, Iraq, nazioni africane. L’Europa che chiede all’Italia di costruire “ponti” per chi arriva, consente alla Lituania di erigere muri. L’Europa che si gira dall’altra parte quando chiediamo aiuto, finanzia con più di 36 miliardi la Lituania per usare il pugno duro, attiva in fretta e furia Frontex per aiutarla nei pattugliamenti, e si prepara a celebrare un summit dei ministri degli interni sulla “crisi lituana”. E noi? Isolati, emarginati, alle prese con i tentativi a vuoto del Ministro Lamorgese di arginare gli arrivi.

Proprio così. E’ l’ipocrisia a regnare sovrana. Evidentemente ci sono migranti e migranti. Quelli su cui si gioca una partita politica, e quelli che evidentemente sono solo affari italiani: problemi nostri, tutto qua. Nel nostro caso deve prevalere l’accoglienza – ma di redistribuire non se ne parla – , altrove è ben accetto il “metodo australiano”: scacciare il migrante prima ancora che metta piede sul suolo nazionale. Se in Lituania i migranti arrivassero via mare, probabilmente Bruxelles autorizzerebbe le cannonate sui gommoni.

Più che una questione umanitaria, è essenzialmente una questione politica: lo sapevamo già, e queste vicende lo confermano. La Turchia di Erdogan è ormai maestra nell’utilizzare i migranti come strumento di ricatto al fine di incassare quattrini dall’Unione, che oggi apre volentieri il portafoglio per soccorrere Vilnius. La Lituania che oggi è al centro dei pensieri europei, peraltro è lo stesso Paese che nel 2015 si rifiutò di accogliere 700 (settecento!) persone sbarcate sulle coste italiane. Allora, semplicemente, non era un loro problema. E oggi? Gli altri Paesi incassano, e il conto lo paga l’Italia. Quando ce ne renderemo conto?

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