La Bola Negra alla conquista degli Usa,”il film di guerra più gay di sempre”

(di Lucia Magi) Volevano fare il film di
guerra “più grande e più gay di sempre. E dimostrare che le
storie LGBTQ+ non sono destinate a un pubblico di nicchia”.
    Javier Calvo e Javier Ambrossi tengono in pugno i giornalisti
internazionali accorsi nella sede di Netflix a Hollywood per
vederli e ascoltarli presentare ‘La bola negra’, kolossal
ispirato a un’opera incompiuta di Federico García Lorca.
    Dopo la standing ovation di venti minuti e il premio per la
miglior regia a Cannes, i due sono sorpresi dall’accoglienza
calorosa negli Stati Uniti: “È un film molto spagnolo, volevamo
parlare della nostra cultura, della nostra letteratura.
    Evidentemente abbiamo finito per raccontare una storia
universale”, considera Ambrossi, classe 1984. Netflix ha vinto
una guerra di offerte per distribuire il film in Nord America e
dal 16 ottobre gli concede 46 giorni nelle sale, un record per i
film distribuiti dalla piattaforma, che di solito arrivano sui
televisori di casa molto prima. In Italia uscirà il 14 gennaio
2027, distribuito da Movies Inspired.
    Candidato dalla Spagna a miglior film straniero, sembra
essere la scommessa di Ted Sarandos per gli Oscar 2027: c’è chi
prevede candidature in doppia cifra e un testa testa con ‘The
Odyssey’ di Christopher Nolan. Per il momento, sta conquistando
votanti di Golden Globes e Critics Choice Awards, che alla fine
delle proiezioni si alzano con gli occhi rossi e il magone allo
stomaco.
    “È un viaggio emotivo, una storia d’amore, di umanità, di
empatia. Parla di vedere e comprendere l’altro non come un
nemico, ma come un essere umano. Quando conosci Sebastián,
Rafael, Carlos e Alberto (i protagonisti del film) e senti il
loro dolore, non vuoi che gli accada nulla di male. Questo è il
potere dell’arte: creare empatia”, riflette Calvo, 35 anni,
seduto accanto all’ex-compagno e coautore.
    Già creatori di serie acclamate in patria come ‘Veneno’ e ‘La Mesías’, Los Javis hanno realizzato con meno di 15 milioni
di dollari un film che attraversa quasi un secolo di storia. Tre
linee narrative si incastrano in un congegno poetico e
convincente, grazie alla musica, al montaggio e all’unità dei
sentimenti.
    “Ogni persona LGBTQ+ si è trovata, prima o poi, davanti a
quella pallina nera – osserva Ambrossi – Quella ‘bola negra’
rappresenta la vergogna di essere se stessi. Sento ancora nel
corpo il rifiuto che ho subito da bambino. Lo avverto sulle
spalle, nella mia voce: mi accorgo che a volte cerco di sembrare
più mascolino – dice gonfiando il petto in fuori – Lo noto
quando cammino per strada, vedo un gruppo di ragazzi che giocano
a calcio e mi viene paura. Quella pallina nera la sento ogni
giorno e vorrei che questo film la rendesse più piccola per le
nuove generazioni”.
    Dell’opera di Lorca, poeta omosessuale assassinato dai
franchisti nel 1936, restano quattro pagine: due con l’elenco
dei personaggi, due con una scena. “Federico voleva un
protagonista gay realistico, un’opera rivoluzionaria a per
l’epoca”, spiega Calvo. “Noi l’abbiamo presa in mano, non per
completarla, ma per immaginare come sarebbe potuta essere”.
    In un cast di incredibile intensità ma pressoché sconosciuto
fuori dalla Spagna, ci sono i camei di due stelle internazionali
del cinema: Penélope Cruz, musa di Almodóvar, che coproduce il
film con la sua El Deseo, e Glenn Close, otto volte candidata
all’Oscar. “Ci ha scritto alle tre del mattino un’email vuota,
con allegata una lettera bellissima su quanto avesse amato ‘La
Mesías'”, ricorda Ambrossi parlando della protagonista di
Attrazione Fatale. “Siamo diventati amici e quando le abbiamo
proposto il ruolo, ha accettato. Le ho fatto notare che era in
spagnolo e che lei non sapeva una parola, ma ha risposto:
imparerò tutto il necessario”. Calvo ride: “Le abbiamo mandato
un’insegnante sul set di ‘Hunger Games’, in Germania. Quando
vedrete il film (esce a fine novembre) immaginatela tra una
ripresa e l’altra, con addosso il costume, a studiare
spagnolo!”.
   

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