Javier Bardem, ‘dell’immigrazione siamo responsabili con i nostri lussi’

(di Francesco Gallo) In un festival declinato sulla
lotta di classe, tema comune a molti film in concorso, arriva
oggi Bunker di Florian Zeller, thriller psicologico con
protagonisti Javier Bardem e Penélope Cruz nel ruolo di una
coppia in crisi da quando al marito, architetto alla moda, viene
commissionato da un potente magnate della tecnologia un bunker
faraonico da costruire alle Hawaii. Alla moglie, che lavora in
una casa editrice e condivide con il marito le idee
progressiste, sembra ingiusto che un ricco pensi a salvarsi
quando il mondo va alla deriva. In realtà però, come si vede nel
film, tutti, anche i due protagonisti, vivono in un ‘bunker
invisibile’ (così lo definisce il regista). Un esempio è la loro
casa piena di antifurti e comodità, mentre c’è intolleranza
verso un vicino, poco abbiente, a cui non perdonano di aver
aperto una finestra sul loro giardino.
    Nel cast del film (che sarà distribuito in Italia da Notorius
Pictures), per molti osservatori tra i favoriti per il Leone
d’Oro, anche Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger.
    “Ci sono molti Paesi in Europa che stanno assumendo posizioni
più radicali nei confronti dell’immigrazione, ma la causa è
un’altra. È una ragione politica, geopolitica, sociale e
climatica a cui dobbiamo prestare attenzione, altrimenti ci sarà
sempre più immigrazione, perché le persone scappano dalle
guerre, dalla miseria e da luoghi impossibili in cui vivere a 50
gradi Celsius. Noi ne siamo responsabili. I nostri lussi si
basano sulla miseria di qualcun altro, lo sappiamo tutti”, è
l’affondo di Bardem. E ancora l’attore: “Non credo di poter
parlare della moralità degli altri, ma serve connessione tra gli
esseri umani, mentre creiamo sempre di più i nostri bunker nei
rapporti”.
    “C’è una cosa che mi interessava molto in questo ruolo, il
fatto che è una donna coraggiosa che prende decisioni. Mi fa
rabbia che a volte noi attrici veniamo utilizzate come
marionette, burattini” sottolinea invece Penelope Cruz.
    Zeller, scrittore e drammaturgo francese, ammette che “l’ispirazione del film nasce proprio dalla storia di Mark
Zuckerberg che costruisce un bunker alle Hawaii. E ricordo che
quando ho letto quell’articolo ne sono rimasto affascinato,
perché questo tipo ha fatto una fortuna mettendo in connessione
le persone, e contemporaneamente stava lavorando a un Piano B
per isolarsi. Ricordo di essere rimasto colpito da questo
paradosso”.
    Coppia nella vita oltre che sul set, litigano mai Bardem e
Cruz? “No, no mai assolutamente, ormai ti conosco da più di
trent’anni” dice subito Bardem rivolto alla moglie con la quale
ha condiviso otto film. “Noi amiamo davvero questo lavoro e deve così esserci un equilibrio tra lavoro e vita privata.
    Ovviamente, prepariamo il film insieme e questo entra
inevitabilmente nel nostro dialogo quotidiano, però in genere
non litighiamo. In questo caso, quando abbiamo incontrato per la
prima volta Zeller, abbiamo subito capito che saremmo stati
molto protetti, proprio perché ci invitava a non esporre nulla
della nostra vita personale, ma ad offrire la nostra esperienza
al servizio di questi personaggi per raccontare la storia. E
così anche nelle scene più emotive e coinvolgenti, che possono
smuovere molte cose a livello personale, Florian ci ha per
fortuna sempre protetto, una cosa molto importante”.
   

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