In Europa almeno 287.000 morti l’anno per problemi legati al fegato

Le malattie epatiche croniche
minacciano l’Europa, dove ogni anno muoiono almeno 287.000
persone per problemi correlati al fegato; si stima che una
persona su tre nell’Ue e nel Regno Unito conviva con la steatosi
epatica associata a disfunzione metabolica (fegato grasso), che
è ormai una delle principali cause di tumore al fegato in
Europa. È quanto riferito in una serie di studi pubblicata su
Lancet Regional Health – Europe, guidata dal Barcelona Institute
for Global Health (ISGlobal), un’istituzione sostenuta dalla
Fondazione “la Caixa”.
    Le malattie epatiche croniche sono responsabili di un
considerevole numero di decessi e malattie premature in tutta
Europa, con un impatto sproporzionato sugli uomini e sulle
popolazioni socialmente svantaggiate. Sono ora la seconda causa
principale di anni di vita lavorativa persi in Europa, dopo le
malattie cardiache ischemiche.
    L’Europa presenta i tassi più elevati di consumo di alcol pro
capite, la più alta prevalenza di abuso episodico di alcol e i
tassi più bassi di astinenza dall’alcol al mondo. L’alcol,
insieme all’obesità e ad altri fattori di rischio per le
malattie epatiche, contribuisce all’elevato tasso di epatopatia
terminale e di tumore al fegato. Si stima che l’alcol sia
responsabile del 40% dei 287.000 decessi prematuri correlati al
fegato, sebbene il numero reale potrebbe essere superiore.
    L’epatite B e C sono responsabili di oltre l’85% dei quasi
57.000 decessi annuali dovuti a HIV, tubercolosi e infezioni da
epatite virale nell’Ue.
    “L’Europa non ha bisogno di un altro avvertimento sul
peggioramento delle malattie epatiche. Ha bisogno di un modo
diverso di reagire”, afferma Jeffrey Lazarus dlela CUNY Graduate
School of Public Health and Health Policy e responsabile del
Public Health Liver Group di ISGlobal. “Quando parliamo di
alimenti ultra-processati, bevande alcoliche e, in generale, di
diete malsane, ci riferiamo essenzialmente al rischio di
malattie epatiche. Quando parliamo di diabete, obesità e
sedentarietà, ci riferiamo allo stesso rischio. Abbiamo bisogno
di politiche e interventi di sanità pubblica più incisivi per
affrontare questo problema”, continua. “Anche l’assistenza
primaria deve cambiare. Non ha senso che le persone vengano
valutate per pressione sanguigna, colesterolo e peso, ma non per
la fibrosi epatica”.
   

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