Il Ddl Zan ed il bambolotto di Park Na-rae

Ahi ahi… signora Longari.. Lei mi è caduta sull’uccello“: questa forse rappresenta la più divertente e celebre gaffe di Mike Buongiorno nel programma Rischiatutto.

Per sua fortuna, all’epoca non c’era nessun fervido sostenitore del DDL Zan a poter preoccupare il compianto presentatore per le conseguenze della sua sortita, ma chissà se oggi i paladini del political correct abbiano avuto modo di leggere ciò che sta accadendo in Corea del Sud dove una nota comica è cascata su un …. bambolotto.

E’ successo infatti che, in una trasmissione seguitissima, nel cuore di un monologo divertente in cui ironizzava sugli uomini, l’artista abbia esibito un bambolotto di plastica a forma di uomo in miniatura, una sorta di Ken ipertrofico e palestrato, fatto oggetto di battute al vetriolo.

La Rubrica – Lessico Familiare

Se in Italia le donne usano scambiarsi meme su What’sApp di questo tenore durante analoghe piece trasmesse a Che Tempo che fa dalla nostrana Luciana Littizzetto – con le sue battute sulle dimensioni del ‘walter‘ di Fazio Fazio o altre freddure sui neuroni maschili obnubilati proprio dalla propaggine fornita da Madrenatura – in Corea moltissimi uomini, sentitisi offesi, sono arrivati ad accusarla di sessismo all’incontrario.

Il clamore e le proteste sono state talmente veementi che la polizia – udite udite – ha persino avviato un’indagine nei confronti dell’improvvida Park Na-rae (questo il suo nome) e quella che doveva essere solo un divertente gag è finita in Procura a Seul.

Un po’ esagerato?

Sicuramente, ma colpisce il fatto di essere arrivati fino a questo punto, ossia al tutti contro tutti, al big-bang del concetto stesso di discriminazione che ormai vale a 360 gradi, senza eccezioni.

Ancorché assistito da una logica di base perfettamente comprensibile e meritoria, il DDL Zan rischia di diventare antiquato ancor prima di essere definitivamente approvato, mostrando dei bug progettuali e delle lacune che finiscono per asseverare le tesi dei suoi detrattori.

Mi spiego: chi solleva dubbi sulla sua validità eccepisce il fatto che in Italia vi siano già norme, anche di rango costituzionale, che puniscono la discriminazione, l’offesa, la diffamazione di qualunque colore sia e in qualunque direzione venga orientata.

Chi invece sostiene questo disegno di legge ritiene che, per determinate categorie (donne, omosessuali, transessuali, disabili), vi sia la necessità di una specificazione che qualifichi in modo diverso – e più grave – l’eventuale reato, scivolando però inesorabilmente in una enumerazione di concetti quali “sesso” “genere” “identità di genere” “orientamento sessuale” che confonde e rende troppo complessa l’identificazione del soggetto vittima della pretesa fattispecie delittuosa.

Senza considerare il triplo salto carpiato del DDL Zan nel voler normare la differenza tra sesso biologico e anagrafico con l’aggiunta di un genere semplicemente “percepito”.

Come se sia possibile svegliarsi un giorno e percepirsi di sesso diverso da quello vissuto fino a quel momento e pretendere che gli altri si adeguino immediatamente all’ ondivago “sentirsi diverso a seconda del tempo che fa”.

Leggere il punto “D” dell’art. 1 del testo del DDL Zan ricorda un po’ la supercazzola “con scapellamento a destra” del Conte Mascetti nel film “Amici miei” di Mario Monicelli.

Insomma ciò che preoccupa non è tanto l’intento meritorio che si prefigge il DDL Zan nel contrastare gli atti discriminatori, ma l’interpretazione e l’abuso che potrebbe derivarne da un testo che, sotto certi profili, è di parte.

Perché le donne sì e gli uomini no?

Perché gli omosessuali sì e gli etero no?

In uno scenario futuribile ben potrebbe essere che anche in Italia si ribalteranno i ruoli tra uomini e donne e tra omo ed etero, alterando persino i rapporti di forza al punto da arrivare a perorare – in un giorno non lontano – un DDL specifico che estenda la tutela a queste categorie prima considerate ‘dominanti’: allora sì che non si capirebbe più chi discrimina chi e ogni affermazione, testo, parola, gesto sarebbe passibile di essere attenzionato sotto la lente della giustizia.

Il saluto militare discriminerebbe gli amputati.

Il film muto i non udenti.

Una prova scritta i disgrafici.

Un test matematico chi è affetto da discalculia.

Una telenovela argentina gli uomini.

Una partita di pallone le donne.

E così all’infinito.

Sarebbe una corsa a ricercare la lesione dell’io, frammentando in una miriade di sottocategorie le classi di soggetti che lamentano una violazione della propria onorabilità.

Così, alla fine, arriverà un Governo che, esasperato, griderà “Basta!”, cancellerà ogni DDL Zan e similari e si tornerà al nostro art. 3 della Costituzione, anno 1948, che già statuiva come “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“.

Così antico, così attuale, così perfetto.

Info: danielamissaglia.com

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