Il 4,8% dei bimbi nati in Italia con procreazione assistita, +44% congelamento ovuli

Nel 2024, su circa 370 mila bambini
nati in Italia, 17.660 sono venuti al mondo grazie alla
Procreazione Medicalmente Assistita (Pma), pari al 4,8% del
totale, quasi uno su venti. E nello stesso anno i cicli di
congelamento degli ovuli per ragioni non mediche sono aumentati
del 44% rispetto all’anno precedente. I dati sono stati diffusi
in occasione del primo congresso dell’Associazione Italiana
Fertilità (Aife), che ha lanciato il Manifesto Fertilità 2030,
una proposta per integrare stabilmente la salute riproduttiva
nelle politiche di sanità pubblica.
    Il Manifesto delinea una strategia di sistema che mette
finalmente in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione
del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. “Dobbiamo
spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità
conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva –
dichiara Laura Rienzi, Presidente di Aife -. La fertilità deve
entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima,
riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i
ritardi nell’accesso alle cure significa offrire alle persone
maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della
riproduzione di offrire risposte più tempestive e appropriate,
senza presentarla come l’unica soluzione alla denatalità”.
    “Quasi un bambino su venti – sottolinea Maurizio Guido,
Responsabile del Registro Nazionale Pma dell’Istituto Superiore
di Sanità –
nasce oggi grazie alla Pma: non si tratta più di un fenomeno di
nicchia, ma di una componente strutturale della natalità
italiana. I dati acquistano valore soprattutto quando vengono
utilizzati per migliorare la programmazione sanitaria. La sfida
è
comprendere come e quando i cittadini arrivano alle cure,
favorire diagnosi e prese in carico tempestive e ridurre le
differenze territoriali che ancora condizionano l’accesso ai
trattamenti”. Uno dei pilastri del Manifesto Fertilità 2030 è la
prevenzione. Aife propone che la salute riproduttiva entri nei
programmi pubblici di informazione e prevenzione, poiché età,
stili di vita, condizioni di salute e fattori ambientali possono
incidere sul potenziale riproduttivo.
   

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