I numeri del successo planetario di House of Dragon

Il miracolo si è compiuto. House of the Dragon, primo fra gli spin-off di Game of Thrones, è stato rilasciato. E nel suo debutto lungo un’ora ha saputo tutto: eguagliare le aspettative dei fan più ottimisti, ricreare atmosfere che si credevano perdute, irripetibili, tornare ad animare Westeros, propinando agli scettici la stessa formula di sempre, sangue, violenza, un cinismo vestito da indifferenza. House of the Dragon, che Sky ha mandato in onda in contemporanea con gli Stati Uniti, nella serata di lunedì, ha fatto un’apprizione maestosa. Cinematografica. E al pubblico, pure alla sua parte polemica, ai sostenitori devoti dell’impossibilità di replicare la qualità produttiva di Game of Thrones, la grandiosità dell’operazione non è sfuggita.

House of the Dragon, storia dei Targaryen, di un declino cominciato due secoli prima che Daenerys venisse al mondo, è stata vista nella sera del debutto, in America, da 9,99 milioni di telespettatori. Una cifra folle per Hbo, emittente via cavo, una cifra che nella storia della rete non ha pari. Non in quella passata, non in quella più recente. Game of Thrones, la più vista fra le serie di Hbo, ha debuttato nel 2011 con 4,2 milioni di telespettatori. Allora, non esisteva lo streaming. Hbo possedeva solo un canale lineare, sulla tv tradizionale. Non aveva alcun contrappunto digitale, nessuna piattaforma. Il paragone, dunque, non dovrebbe essere fatto: mezzo diversi, per partite diverse. Euphoria, però, il più visto fra gli show del network, lui sì che è passibile di confronti. L’esordio della seconda stagione della serie tv, che pur ha visto incrementare i propri spettatori di episodio in episodio, si è fermato nel febbraio 2022 a quota 2,4 milioni di individui, il 76% in meno di quelli che nella domenica statunitense si sono radunati davanti allo schermo per assistere alla magia di George R. R. Martin.

«È stato meraviglioso vedere come milioni fra i fan di Game of Thrones siano tornati a Westeros con noi la notte scorsa», ha dichiarato – senza dissimulare il proprio orgoglio – Casey Bloys, Chief Content Officer di Hbo e del suo servizio streaming, Hbo Max. «House of the Dragon ha in sé una cast e un team produttivo eccezionale, che hanno riversato nello show tutto il proprio talento, l’anima e il cuore. Siamo estasiati nel constatare quale sia stata la risposta del pubblico», ha continuato Bloys, spiegando come generalmente i dati d’ascolto relativi alla messa in onda rappresentino solo il 40% dei dati accumulati poi, attraverso la visione on demand del tal contenuto. House of the Dragon, dunque, dovrebbe crescere ancora, gli ascolti insieme ad un racconto complessa. Perché i Targaryen, signori dei Draghi e, un tempo, di Westeros, hanno un passato da soap opera, alla Beautiful ma in chiave medievale. Ci sono padri e figli e zie inacidite, fratelli demoniaci. Ci sono morti e linee di successione, complotti, trame, cospirazioni. C’è da prendere la misura, con House of the Dragon, imparare a conoscere il sontuoso impianto narrativo che Martin ha messo in piedi e di cui il primo episodio ha restituito solo una piccola, piccolissima parte.

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