Embolia polmonare terza causa di morte dopo infarto e ictus, ‘migliorare percorsi’

In Italia si registrano circa 68mila
casi di embolia polmonare a fronte di sole 38mila
ospedalizzazioni. Questo scarto indica un ampio sommerso
diagnostico: molti casi non vengono intercettati o correttamente
codificati dal sistema sanitario. Inoltre, l’embolia polmonare è
una patologia di difficile diagnosi e tempo-dipendente per cui
il paziente può peggiorare in poche ore, con un tasso di
mortalità del 9,2%. Il tema è stato al centro del convegno “Dalla diagnosi alle politiche sanitarie: un impegno comune
contro l’embolia polmonare”, tenutosi al Senato.
    “L’embolia polmonare è la terza causa di morte delle malattie
cardiovascolari dopo l’infarto e l’ictus. Per questo dobbiamo
riconoscere questa patologia all’interno delle reti
interdipendenti e fare in modo che ci sia una programmazione,
una collaborazione multidisciplinare e che non ci siano più
disomogeneità territoriali”, ha detto la senatrice Elena
Murelli, promotrice dell’evento. “Come ministero della Salute
partiamo dalle evidenze per tracciare percorsi per una presa in
carico adeguata e appropriatezza e tempestività delle terapie –
ha affermato Francesco Saverio Mennini, capo del dipartimento
della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e
delle politiche in favore del Ssn al ministero della Salute -.
    In una patologia come l’embolia polmonare questi aspetti sono
importanti anche per ridurre l’impatto dei costi. Per questo
siamo aperti a dialogare per la costruzione di reti
interdipendenti e reti interospedaliere nel piano nazionale
cardiovascolare”. Nel corso del convegno è stata evidenziata l’importanza della
tempestività della diagnosi e dei trattamenti.
    “Nei pazienti ad alto rischio il tasso di mortalità a 30 giorni
dall’evento arriva al 22% – ha spiegato Cecilia Becattini,
presidente eletta della Società italiana di medicina interna
(Simi) -. Per questo è importante una valutazione rapida”. “La
radiologia riveste un ruolo centrale sia nella fase diagnostica
sia in quella terapeutica – ha spiegato Gianpaolo Carrafiello,
direttore del dipartimento radiologia e dipartimento area dei
servizi, Policlinico di Milano -. Tali attività devono essere
inserite in un contesto multidisciplinare strutturato, nel quale
l’obiettivo principale è garantire un trattamento tempestivo ed
efficace del paziente”. “Essendo l’embolia polmonare una
patologia tempo-dipendente non è accettabile che ci sia una
qualità delle terapie diversa in base a dove ci si reca per le
cure. Siamo qui per rappresentare anche chi non c’è più”, ha
infine affermato Nicola Merlin, presidente di Feder-Aipa
Anticoagulati.
   

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