El nido, pandemia da horror tra salvezza e prigionia

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) – ROMA, 21 GIU – “L’apocalisse non fa paura se la
trascorri in un nido”: è lo slogan dello spot che introduce il
luogo centrale, incrocio tra un rifugio antiatomico e un’area di
reclusione, capace di offrire sia salvezza che prigionia, nel
thriller horror dell’esordiente Mattia Temponi, intitolato
appunto El Nido, con Blu Yoshimi e l’attore argentino Luciano
Cáceres distribuito in esclusiva da Minerva Pictures sulle
Piattaforme Digitali:Sky Primafila, Chili, Rakuten, Google Play,
Amazon, Apple Tv.
    Concepito come una fiaba horror il film ripropone scenari
quantomai attuali, tra pandemia, mascherine e protocolli di
cura, virando sul più classico dei contagi letali tipico del
genere, quello di una misteriosa piaga che trasforma in creature
simil zombie scatenate e antropofaghe. Ne viene colpita Sara
(un’intensa Blu Yoshimi) studentessa ribelle di buona famiglia,
che un giorno, si risveglia prigioniera in uno dei ‘nidi’ sotto
la sorveglianza 24 ore su 24 del riservato e attento Ivan
(Caceres), uno dei volontari che hanno deciso di dedicarsi alla
gestione dei ‘contagiati’. Alla ragazza che non accetta il suo
destino, Ivan fa un regalo inaspettato, quando decide di non
seguire il protocollo ufficiale, che prevederebbe la sua
eliminazione. Il volontario decide invece di tentare di curarla
con una dedizione che li avvicina sempre di più mentre il mondo
fuori sembra sempre più in preda al caos.Una realtà molto più
complessa di quanto sembri.
    “Il mio obiettivo è comporre un racconto emotivo – spiega
Temponi – che metta il pubblico nei panni della vittima,lo
manipoli, lo faccia empatizzare con lei mostrando quanto è
facile cadere in una trappola emotiva. Un racconto che si giochi
soprattutto sulla tensione psicologica, la suspense, il non
-mostrato, l’inquietudine per qualcosa che sai che sta per
accadere, e che utilizzi la violenza più grafica come rapidi
flash di contrappunto allo spartito principale”. Un racconto a
più livelli che vuole essere anche “una riflessione attorno alla
nostra contemporaneità e “la tossicità di alcuni rapporti
donna/uomo”. (ANSA).
   

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