sabato, 5 Settembre 2026
Bellucci, ‘in Ketticè madre prigioniera di un ruolo sociale’

(di Laura Valentini) Avere 16 anni nella Palermo del
2012 tra motorini e macchinette, musica rap, calcio, e un
dialogo con gli adulti tra scuola e famiglia praticamente
inesistente: è la vita di Giulio prima di incontrare Ketty, con
cui comincia a legarlo un’amicizia che è quasi una difesa nel
film di Giovanni Tortorici ‘Ketticé’, opera seconda del regista
palermitano classe ’96 con protagonisti Salvatore Gallina e
Rachele Testagrossa e la partecipazione speciale di Monica
Bellucci. L’attrice, nel film in concorso al Locarno Film
Festival, è la madre di Giulio, “un ruolo interessante, per me
nuovo”. In generale “è stata una bellissima esperienza lavorare
con Tortorici che è giovane ma sicuro di se’. Sa esattamente
cosa vuole e – dice ancora Bellucci – ha firmato un film
personale e unico”.
Dopo ‘Diciannove’, la sua opera prima, “conferma il suo
talento di autore. I ragazzi protagonisti sono meravigliosi, c’è
una naturalezza nel loro lavoro impressionante e esprimono una
grande emozione. Io mi sono divertita in questo ruolo per me
diverso dai soliti: questa madre rappresenta una donna il cui
malessere si nasconde dietro la percezione di una famiglia e di
una società in decadenza”. Lei sgrida Giulio in continuazione
perché studi o legga ma con risultati praticamente nulli: “E’
vittima di un ruolo sociale, cerca di vincere questa
frustrazione mangiando merendine davanti alla tv, non parla ma
urla e finisce per creare un clima di discussione costante con
il figlio, con cui c’è una umiliazione reciproca, una
impossibilità di scambio. Quello che emerge è una generazione di
adulti che non capisce i giovani”.
Sullo schermo “sono una donna trasandata che non fa più
attenzione a se stessa. Lei – prosegue – ha una tristezza e una
rabbia che non riesce a colmare e ci sono anche situazioni
tragicomiche come quando prende il coltello in mano ma non fa
paura a nessuno, prigioniera com’è di un ruolo sociale e di una
cultura”. Con la figlia Deva, modella e attrice che rapporto ha? “Certo non mi rivolgo a lei urlando così senno’ apre finestra e
mi butta giù – sorride – ma è anche interessante fare dei ruoli
che sono diversi dalla propria vita e se a volte da madre vorrei
anche esplodere mi trattengo perché penso che la calma sia il
modo migliore per avere un dialogo”.
Il contesto culturale giovanile raccontato dal film “era
quello che era in pieno berlusconismo, – spiega il regista che è
anche autore della sceneggiatura – era esattamente così, non
c’erano nemmeno quegli ideali sociali che un poco più avanti
hanno vissuto alcuni ragazzi anche se penso siano più mediatici
che effettivi”. Anche in ‘Diciannove’ esplorava un’età
giovanile: “in quel film pero’ c’era molto silenzio questo è un
film più corale, mi ha dato la possibilità di guardare a temi
diversi, rispetto all’altro si vede di più il potere esercitato
su un adolescente da scuola, famiglia, stato e mi piaceva l’idea
di rappresentare questa realtà”. La scelta di Rachele
Testagrossa e Giovanni Gallina, i giovani protagonisti del film
prodotto tra gli altri da Luca Guadagnino, nasce dal lavoro con
due casting director “ma abbiamo fatto tantissimo street
casting, e devo dire che lavorare con non professionisti mi dava
la possibilità di avere una freschezza diversa; siamo andati
nelle scuole di Palermo, visto tantissimi ragazzi e poi abbiamo
trovato loro che mi sono piaciuti tantissimo”.
E a proposito di attori non professionisti la nonna che a un
certo punto appare in un pranzo formale dove interroga il nipote
Giulio e non è certo simpatica con la nuora (“volevo far vedere
che esercitare potere è qualcosa di intergenerazionale”) è la
nonna vera del regista.
“Sembrava che aspettasse questo momento da sempre, oggi ha 93
anni e in effetti lei è abbastanza così nella vita vera anche se
cercava di aggiungere battute per essere più carina con la
nuora ho dovuto tagliare un po'”. Anche i ragazzi in tema di
improvvisazione hanno dato un contributo, specie Rachele con
delle espressioni in palermitano.
“Questa ragazza mi è piaciuta tanto anche caratterialmente, è
molto impulsiva proprio come me. Se le zuffe tra ragazze
succedono veramente? A Palermo sì” racconta. E anche Salvatore
il ruolo di Giulio, che ha tanti momenti di solitudine “me lo
sono trovato bene addosso. Quanto all’adolescenza anche oggi è
molto simile a quella del 2012 raccontata nel film”. Il regista
volutamente ha fatto arrivare i due protagonisti da ambienti
diversi: Giulio “da un contesto formale per cui gli dicono come
comportarsi a tavola e Ketty da uno in cui sviluppa una
disinvoltura e una libertà fisica e comportamentale che in lui
sublima questo impulso a stare con lei. Certo anche lei vive
delle pressioni e dei disagi e insieme – conclude Tortorici –
trovano una libertà in questa amicizia e in questa evasione”.
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