mercoledì, 17 Giugno 2026
Battaglie per libertà e diritti al Festival di Cannes, da Moulin a Blanchett

Battaglie per la libertà e i
diritti, ma anche per uscire da un baratro interiore o per dare
forma alla bellezza. Non sono mancati i combattenti, in
conflitti di ieri, del presente e guardando anche al futuro,
nella giornata di oggi al Festival di Cannes. Dai tre film in
concorso, a due attori che abbinano allo straordinario talento,
l’impegno sociale, Javier Bardem e Cate Blanchett. Fino a un
artista che attraverso le fotografie ha innovato la visione del
mondo, Richard Avedon, al centro del documentario firmato da Ron
Howard.
Nella corsa per la Palma d’oro l’ungherese László Nemes, che
torna in gara in un grande festival pochi mesi dopo la presenza
a Venezia con Orphan, porta sulla Croisette Moulin, il ritratto
dell’eroe iconico della resistenza francese, Jean Moulin,
interpretato da Gilles Lellouche. La premessa da cui parte la
storia è “che cosa significa resistere? Come si lotta per i
propri valori fino al punto di morire per essi?” ha spiegato il
cineasta.
La battaglia si spinge nella fantascienza con Hope, del
regista sudcoreano Na Hong-Jin, un survival sci-fi con Hwang
Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron
Britton, la coppia nell’arte e nella vita Alicia Vikander –
Michael Fassbender. Al centro della trama la stazione di
polizia di Hope con Bum-seok e Sung-ae che lottano per difendere
il loro villaggio e la popolazione anziana, da una misteriosa
creatura. Tuttavia da cacciatori diventano prede e la situazione
degenera in una catastrofe globale.
La lotta è interiore invece per l’attrice (interpretata da
una star del cinema francese, Adele Exharcopoulos) con una vita
precaria e alle prese con la dipendenza dall’alcol protagonista
di Garance di Jeanne Herry. La regista ha voluto Exharcopoulos
per questo progetto perché “c’è un’intensità nella vita di Adèle
che si sposa perfettamente con quella dei personaggi che le
vengono offerti – ha spiegato a Deadline -. È molto dedita. È
anche una brava soldatessa, nel senso che si mette al servizio
della storia, del film, del personaggio, e credo che attualmente
sia davvero all’apice delle sue capacità recitative”.
Tra i tanti sguardi della giornata c’è anche quello di
Avedon (nelle proiezioni speciali), il documentario che Ron
Howard ha dedicato al grande fotografo newyorchese: “Era un
artista globale – spiega il regista – che cattura l’attimo in
tanti periodi diversi di transizione e cambiamento”.
L’arte e l’impegno si fondono nella vita di una delle
interpreti più talentuose della sua generazione, Cate Blanchett
che nell’incontro con il pubblico per la serie Rendez Vous, dove
è stata accolta da una standing ovation, ha alternato a un
affascinante viaggio nei suoi ‘strumenti’ di attrice e nei
rapporti con molti dei più grandi registi e artisti con cui ha
lavorato, da Scorsese a Del Toro, da Todd Haynes a Liv Ullmann,
con un caleidoscopio di temi. Dai rifugiati, per cui si impegna
come Goodwill Ambassador dell’Unhcr al #metoo, che “è stato ‘ucciso’ molto rapidamente”. Ci sono “molte persone con una
certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e
dire: ‘Questo è successo anche a me’, ma la cosiddetta persona
comune che dice ‘me Too’ perché viene messa a tacere? Eppure è
emerso uno strato sistemico di abusi, non solo in questo
settore, ma in tutti, e se non si identifica un problema, non lo
si può risolvere. Si sta cercando di insabbiarlo invece”. Tra le tante prese di posizione dell’attrice c’è quella contro
la guerra a Gaza: un tema sul quale anche Javier Bardem non ha
mai avuto paura di esporsi, anche pagando il costo, stando a
quanto emerso negli ultimi giorni, di essere finito in una sorta
di lista nera di Hollywood per le stars che denunciano i crimini
contro i palestinesi. La paura che per il suo impegno possa
perdere dei lavori a cui tiene come attore “esiste, ma bisogna
pur agire nonostante la paura – ha spiegato Bardem nella
conferenza stampa di El ser querido (The beloved), il film di
Rodrigo Sorogoyen di cui è protagonista, già dato tra i favoriti
ai premi -. La cosa importante è potersi guardare allo specchio
ed essere a proprio agio con la propria etica. E per me è sempre
stato così, perché mia madre mi ha insegnato a essere in questo
modo. Non c’è un piano B”.
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