Bardem a Cannes, regista geniale e padre da ricostruire per Sorogoyen

(dell’inviata Francesca Pierleoni) Il confine tra cinema e vita, tra
successo e ferite inflitte a chi si è lasciato indietro, tra
famiglia reale e set, esplode nel rapporto fra padre e figlia di
El ser querido (The beloved), il nuovo film, presentato in
Concorso a Cannes, del regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen, con
una straordinaria coppia di protagonisti, Javier Bardem (che
stando alle cronache degli ultimi giorni, sarebbe stato messo da
Hollywood in una sorta di lista nera per il suo impegno a favore
della Palestina, ndr) e Victoria Luengo, in un cast che
comprende, Raúl Arévalo, Marina Fois e Mourad Ouani.
 Un racconto che Sorogoyen indaga usando la cinepresa come un
bisturi, restando costantemente addosso ai suoi personaggi,
spesso con primissimi piani e piani sequenza, in un ritmo che
cresce, spezzando i silenzi fra i protagonisti. Il film tallona
il nuovo incontro fra Esteban Martínez (Bardem) regista di fama
mondiale, amato per il suo stile senza compromessi e discusso
per una vita passata segnata anche da dipendenze e eccessi, e
sua figlia Emilia (Luengo), diventata attrice come la madre, che
aveva rotto con Esteban poco dopo il loro grande debutto nel
cinema (lui come regista, lei come interprete). Il cineasta, che
è stato spesso assente dalla vita della figlia torna in Spagna
dopo tre anni di assenza e invita Emilia a pranzo per proporle
il ruolo da protagonista nel suo nuovo ambizioso film, una
storia d’amore, tradimento e ribellione ambientata nel Sahara
spagnolo degli anni ’30. Un’occasione per lui di ricucire un
rapporto pieno di ferite. La giovane donna, che copre spesso
l’imbarazzo e la rabbia con i sorrisi e lotta per non rimanere
soffocata della personalità strabordante del genitore, finisce
per accettare.
    
 In un costante confronto meta cinematografico, tra
l’ingombrante Esteban, che alterna empatia a comportamenti
tossici, ed Emilia, angosciata dal sentirsi una ‘figlia di’ e
insicura sul suo talento, si crea un match fatto di creatività e
scontri, aperture e scoperte. “Fin dalla fase di sceneggiatura,
abbiamo preso la decisione consapevole di rompere con le regole
del genere drammatico – spiega il regista -. Il risultato è
stato un testo strano e bellissimo su un padre e sua figlia, due
persone apparentemente ordinarie con conflitti familiari, che
esistono nel mondo del cinema. Quel terreno era già abbastanza
instabile per me, o meglio volatile, per continuare sulla strada
della sperimentazione”. Per Bardem il suo personaggio, Esteban “vuole fare qualcosa che coinvolga qualcuno di molto importante
nella sua vita, pur conoscendola a malapena. Quindi è un regista
che non cerca solo di definire la storia che vuole raccontare
nel suo film, ma anche la propria e quella di sua figlia. Ho
molti anni di esperienza nel cinema e ho lavorato con tantissimi
registi, il che è stato molto utile per interpretarne uno. Ma
quelli con cui ho trascorso del tempo sono tutti diversi. Non
credo di essermi basato sulla personalità di uno o dell’altro
per questo ruolo. Diciamo che ho piuttosto colto piccoli
dettagli da ognuno di loro, a seconda di ciò che mi sarebbe
stato utile”.
   

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