Australia, diario di un viaggio. Queensland (parte 5)

«Questo è il momento di togliersi le scarpe per procedere a piedi nudi ed entrare a contatto con la natura». Fra le più spettacolari esperienze da fare nel Queensland, che da sola vale il viaggio, c’è l’escursione fra le mangrovie con una vera guida aborigena del Walkabout cultural adventures. Ci si ferma all’imbocco della foresta, si lasciano le scarpe nel pulmino e si scopre come viveva la tribù Kuku Yalanji. Dopo essersi cosparsi di crema solare e repellente per insetti (tranquilli, chiunque organizzi un tour arrivata munito di tutti i prodotti necessari in caso di turisti sbadati), si parte per una passeggiata di pochi minuti. All’improvviso gli alberi si aprono e appare un panorama che sembra provenire da un altro pianeta: davanti agli occhi si estende a perdita d’occhio una spiaggia su cui si mescolano l’acqua salata dell’oceano e quella dolce del fiume. Sul bagnasciuga spuntano micro piantine che diventeranno mangrovie come quelle che ricoprono la costa. La sabbia è morbida, quasi paludosa e i piedi affondano (ecco perché non è meglio togliersi le scarpe) mentre ci si avvicina alle mangrovie in religioso silenzio. A terra si vedono piccoli granchi beige e azzurri, i buchini lasciati dai vermetti che si nutrono solo di sabbia, conchiglie di ogni tipo.

Nell’oceano, spiega la guida, si trovano le tartarughe che solo gli aborigeni possono cacciare e che tuttora sono il piatto principale per cerimonie come funerali e matrimoni. Tutti possono raccogliere crostacei sulla spiaggia, ma solo gli aborigeni possono catturare ciò che vive sotto le piante. Addentrarsi fra le mangrovie significa letteralmente «scalare» le loro radici aiutandosi con lance uguali a quelle usate millenni fa. Ogni tanto cade una foglia: le mangrovie per sopravvivere convogliano tutta l’acqua salata verso una singola foglia, che poi si ingiallisce e cade. Se il meccanismo si inceppa, la pianta muore.

Ritornati alla base, è subito ora di ripartire per un grande classico: la gita in barca sul fiume Daintree, «il più infestato al mondo dai coccodrilli», per ammirarli in libertà. La Solar whisper (https://www.solarwhisper.com, 30 euro gli adulti, 15 i bambini per il tour da un’ora) organizza crociere su barche elettriche e a energia solare, silenziosissime e in grado di avvicinarsi agli animali senza farli innervosire. La guida sa tutto sugli abitanti del fiume, che riconosce anche grazie alle cicatrici lasciate dalle loro lotte. Mentre ci si addentra nei canali, avverte: «Ecco, lì ce n’è uno». Ma lì dove? A furia di indicarci la direzione, la rivelazione: quello che sembra un tronco immobile che galleggia sull’acqua, in realtà è una femmina di coccodrillo. Quella roccia che spunta sulla riva è la testa di un maschio semi sommerso. E quel nodo su un tronco è un cucciolo lungo al massimo 20 centimetri perfettamente mimetizzato. Con un occhio di lince, a distanza di metri, la guida indica anche i serpenti nascosti nel fogliame. I coccodrilli intanto continuano (apparentemente) placidi a nuotare come se non si accorgessero neanche dei turisti: è assolutamente vietato dargli da mangiare, sono abituati alle barche e hanno risolto che non sono di loro interesse. Per questo, il numero di avvistamenti va un po’ a fortuna: ma nel fiume più infestato del mondo è quasi impossibile rimanere a bocca asciutta…

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