giovedì, 22 Ottobre 2026
Akin, ‘la mia protagonista una giovane donna musulmana contro gli stereotipi’

Scegliere come personaggio
protagonista una donna musulmana “è di per sé una dichiarazione.
Perché contrasta con l’immagine dei musulmani che ci viene
presentata dai media e dalla stampa tedesca, dai fascisti, dai
conservatori che ora governano. Loro danno la colpa di tutto ai
musulmani”. Lo spiega il regista turco-tedesco Fatih Akin,
premiato in carriera a Berlino, Cannes e Venezia, che presenta
alla Festa del Cinema di Roma il suo nuovo film, Geister (Ghost
Song), racconto di un amore a prima vista tra ventenni, che per
una tragedia si spezza subito, pur continuando in un’altra
dimensione.
Al centro della storia, ambientata ad Amburgo e raccontata
per gran parte in bianco e nero, sono Farasha (Mariam Dawoud) e
Faris (Eren M. Güvercin), brillanti studenti 20enni che si
apprestano ad iniziare l’università. Si conoscono ad una festa
in un locale ed è subito amore a prima vista. Insieme ad altri
due amici salgono tutti nella stessa auto e per colpa della
segnaletica confusa di alcuni lavori in corso l’auto finisce nel
fiume. Farasha muore, mentre gli altri tre si salvano. La
ragazza, tuttavia, da fantasma, non volendo lasciare quel suo
nuovo amore, scioccato per la perdita, continua a stargli
vicino. Faris così ha l’occasione per 40 notti di incontrarla in
sogno.
“L’immagine che viene presentata dei ragazzi musulmani è che
siano pigri o criminali – aggiunge Akin -. La mia protagonista
invece è una giovane musulmana, bravissima negli studi. Esiste
anche questo aspetto. Quando si guardano le tabelle delle
persone più brillanti che si laureano in Germania, ci sono
uomini e donne asiatiche, donne arabe e turchi. Per loro,
l’istruzione è una via d’uscita dalla propria società” osserva
il regista. Per quanto riguarda la fase politica che stiamo
vivendo, “la Germania, come molti altri Paesi, incluso il
vostro, sta affrontando un’ascesa dell’estrema destra, dovuta al
fatto che il capitale è finito – dice -. E quando in una società
non ci sono più soldi per crescere, si vira a sinistra o a
destra. Per fortuna in Germania c’è anche un forte movimento
antifascista al quale mi sento vicino. Forse questi saranno
tempi rivoluzionari e forse lo dovranno essere anche i film”.
Le riprese di Ghost Song si sono svolte “in pieno conflitto a
Gaza e ho detto ai protagonisti che questo è un film sulla fine
del mondo. Perché se ti innamori di qualcuno, soprattutto da
giovane, e questa persona non ricambia il tuo amore, o muore,
per quel ragazzo è la fine del mondo”. Lo stessa “con cui si
trovano a confrontarsi i miei figli e la loro generazione, Anche noi l’abbiamo affrontata a quell’età. Abbiamo avuto la
Guerra Fredda, la questione atomica. Quello era il nostro
Armageddon. Ora i ragazzi hanno il loro. Una realtà che cerco di
esprimere”.
Tra le curiosità legate a Ghost song, c’è il fatto che sia
nato, nelle intenzioni del regista, come un film per bambini,
circa dieci anni fa. “Stavo vivendo una crisi nel mio lavoro e
mio figlio che allora era piccolo, sentendomi parlare con la
madre, mi suggerì di fare un film su due amici di cui uno è un
fantasma… Mi piacque subito, e avevo iniziato a pensare di
realizzare un film per bambini. Poi però è arrivato un altro
progetto e un altro ancora, fino a far passare dieci anni. I
personaggi li ho fatti crescere parallelamente ai miei figli,
ora sono ventenni, e al posto di una storia d’amicizia c’è una
storia d’amore”.
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