sabato, 5 Settembre 2026
A Venezia l’Odissea di un giovane rider a tempo di rap

(di Francesca Pierleoni) Una Milano nella notte e la giornata
di Capodanno, tra consegne dell’ultimo minuto in case lussuose,
vite difficili di ‘invisibili’ sempre di corsa in bicicletta,
incontri imprevisti e una decisione irreversibile, scandiscono
Rider, film di chiusura della Settimana della Critica, sezione
autonoma e parallela alla Mostra internazionale del cinema di
Venezia (2 – 12 settembre). E’ il debutto dietro la macchina da
presa di Davide Pavanello in arte Dade, uno dei produttori
musicali più rilevanti della scena italiana oltre che bassista,
compositore e membro originale dei Linea 77, qui coregista con
un cineasta abituato ad attraversare i generi come Roan Johnson.
L’odissea di un ventenne a tempo di rap (uscirà anche l’album
concept/colonna sonora) che dopo il debutto al Lido arriverà
nelle sale con I Wonder Pictures il 24 settembre. A guidare il
cast Lorenzo Aloi e l’attrice/cantautrice Kaze, in un gruppo che
comprende Claudio Santamaria, Kyshan Wilson, insieme a musicisti
come Johnny Marsiglia, Ensi, Axos, Rosa Chemical, Levante e
Margherita Vicario. “Era da un po’ che mi trastullavo con l’idea
di realizzare un progetto come questo – spiega Johnson all’ANSA
-. Ho pensato che Dade sarebbe stata la persona giusta perché è
un musicista incredibilmente versatile e lavora molto con il
rap, che oggi rappresenta nello storytelling un po’ quello che
nella mia generazione è stato il cantautorato”. L’idea non era
di fare un musical canonico, ma una storia in cui le canzoni
fossero intessute nella storia e i dialoghi, costruiti anche
attraverso una struttura per rime. Una sfida complessa che ha
entusiasmato il produttore: “Fare il regista è un pallino che ho
sempre avuto – osserva -. Mi considero un creativo un po’ a 360
gradi, mi piace sperimentare su varie forme, dalla pittura, alla
musica, alla fotografia”. Pavanello aveva già seguito la colonna
sonora di Gloria! (per cui ha vinto due David di Donatello, con
Margherita Vicario per le musiche e sempre da coautore, per la
canzone originale, ndr): “Quando Roan mi ha detto che avrebbe
avuto voglia di scrivere un disco, io gli ho detto che a me
sarebbe piaciuto molto imparare come si fa il cinema, quindi ci
siamo uniti – racconta -. Per me questo film è stato come
prendere una laurea”. Nel racconto, prodotto da Movimenti
Production (una società di Banijay Entertainment), Red Joint,
Emotion Network con Rai Cinema e la partecipazione di Hbo Max,
al centro della trama c’è Samuele (Aloi), detto Sami, un giovane
rider a Milano con una storia famigliare difficile. Nella notte
di Capodanno, una consegna di sushi in un quartiere bene della
città, lo porta a conoscere l’affascinante Nia (Kaze), giovane
neolaureata con cui entra subito in sintonia. La possibilità di
sviluppare il loro rapporto si scontra però con una scelta
irreversibile che Sami si trova a compiere.
“L’idea per questa storia ci è venuta dopo il Covid – spiega
Dade -. Durante il lockdown i rider in fondo potevano girare la
città quando noi eravamo tutti quanti chiusi in casa. Sembravano
allora i più liberi, nonostante fossero in realtà molto
sfruttati”. Rider “è una parola così strana – aggiunge Johnson –
perché porta dentro di sé il paradosso del significato
originale, ‘cavaliere’, qualcosa di meraviglioso ed epico. Allo
stesso tempo indica, fra i lavori, uno dei più umili. Noi però
non volevamo assolutamente fare un racconto sociale,
documentaristico. Abbiamo pensato di rendere più onore e
rispetto alla categoria inserendola in un contesto nuovo, dove
c’è comunque una storia avvincente, appassionante, un tentativo
di riscatto. Noi vogliamo prima di tutto far divertire e
emozionare chi andrà al cinema e ascolterà l’album”. Una
costruzione “nella quale tutti gli artisti coinvolti hanno
messo da parte il loro ego – sottolinea Dade -. Ci siamo tutti
messi a servizio della storia, per un flow nel quale musica e
cinema fossero uno parte dell’altra”.
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