5 personaggi che hanno reso Arnold Schwarzenegger una leggenda

5 personaggi che hanno reso Arnold Schwarzenegger una leggenda

A pensarci ancora oggi, è incredibile come un ragazzo austriaco, partito verso gli Stati Uniti senza niente e nessuno, sia diventato prima il culturista più famoso di sempre, e poi uno dei volti cinematografici più famosi di tutti i tempi, l’eroe per eccellenza per intere generazioni di spettatori. Arnold Schwarzenegger compie 75 anni, e da 40 ha messo con decisione un piede dentro la mitologia cinematografica, grazie a personaggi in cui la quintessenza del concetto di eroe classico, fatto di muscoli e ardimento, si è accompagnata ad una gradevolissima autoironia, a un non prendersi troppo sul serio. 
Ma di certo, scegliere i migliori 5 personaggi all’interno di una carriera così ricca e sfaccettata e di grande successo, non è un’impresa facile, si tratta bene o male di lottare anche contro i propri ricordi e sentimenti. Perché tanti e troppi sono i film in cui la sua sola presenza era garanzia di divertimento e battute memorabili.

T-800

Inutile nasconderci dietro un filo d’erba. Se mai vi sarà un ruolo per il quale l’ex Mister Olympia verrà ricordato tra 100 anni, questo sarà senza ombra di dubbio Terminator, T-800 per essere più precisi. 
Nato dalla fantasia malata (letteralmente visto che fu frutto di incubo causato da una febbre da cavallo) di James Cameron, Terminator è tra i pochissimi personaggi cinematografici che sono stati contemporaneamente sia un villain che un eroe. 
Nessun altro se non Schwarzenegger avrebbe potuto fare di questo killer cibernetico arrivato dal futuro, quell’incredibile mix di forza erculea, determinazione meccanica e fredda astuzia che fu nel primo, così come rendere anche in modo perfetto la progressiva mutazione in qualcosa di più complesso di un semplice essere artificiale.


E dire che Schwarzenegger non era molto convinto di questo film, dove in realtà doveva essere lui Kyle Reese, il salvatore di Sarah Connor. Poi Cameron ebbe l’intuizione geniale, che valorizzò anche lo strano accento dell’ex culturista austriaco, che risultò in questo modo ancora più credibile perché imperfetto in un certo senso. Terminator è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più iconici della storia della settima arte, connesso al concetto di mostro e di ignoto, demone biblico e presagio futuristico. Per quanto buona parte dei sequel, a parte il secondo meraviglioso episodio, non siano stati assolutamente all’altezza di questo personaggio, Arnold Schwarzenegger invece lo è sempre stato.

Conan

Da 40 anni sappiamo qual è il meglio della vita perché ce l’ha spiegato Conan, con la voce cavernosa e per certi tratti quasi incerta di Arnold Schwarzenegger, che fu finalmente lanciato nel firmamento cinematografico da questo capolavoro fantasy, firmato da John Milius.

Senza ombra di dubbio, il suo Conan appare diverso rispetto al personaggio dei romanzi di Robert Ervin Howard, così come alla versione comic poi popolarissima. Eppure proprio per questo ancora oggi funziona in modo incredibile, perché basandosi su una recitazione prettamente fisica e mimica, Schwarzenegger ci ha donato forse il guerriero mitico per antonomasia. 
Il suo Conan bene o male è una creatura istintiva, fatta di muscoli, di pura ferocia e paura, non sa molto del mondo, sa solo che in un qualche modo la vendetta è l’unica cosa che conti per lui, assieme alla scoperta di un universo in cui si vive o muore semplicemente in funzione della forza del proprio braccio e del coraggio che si ha sul campo di battaglia. Per quanto condizionato da un sequel non all’altezza del primo film, questo personaggio è assolutamente centrale nella sua filmografia, perché ha fornito un prototipo di eroe a cui tantissimi altri generi cinematografici hanno attinto, quando si è trattato di creare l’essenza stessa di un portatore di tempesta e furore.



Danko

In piena Perestroika e disgelo da Guerra Fredda, Walter Hill dirige un western urbano di grande ritmo e fascino, in cui Arnold Schwarzenegger interpreta Ivan Danko, Capitano della Polizia Sovietica, in trasferta negli Stati Uniti per mettere le mani su un pericoloso trafficante di droga. Danko rappresenta senza ombra di dubbio uno dei personaggi migliori mai interpretati da Arnold Schwarzenegger, valorizzato soprattutto da una dimensione da buddy cop movie in cui a fargli da spalla vi è uno scoppiettante James Belushi.


Tanto Danko è adamantino, inflessibile, cupo e testosteronico, tanto invece è incasinato, logorroico e pasticcione il suo improvvisato collega di Chicago, che in più di un’occasione si rivela però parimenti coraggioso. Danko è uno dei migliori film di Hill, e dietro le apparenze, anche uno dei personaggi più affascinanti e sfaccettati che Arnold abbia mai interpretato nella sua carriera. 
A poco a poco, infatti, l’attore gli toglie la corazza e rende infine questo Ercole sovietico molto più umano, connesso non solo al dovere della divisa, ma anche all’ideale di amicizia virile, alla lealtà e al senso dell’onore verso il proprio popolo. Personaggio anche simbolo della ricomposta fiducia tra Unione Sovietica e Stati Uniti, Danko è uno dei più atipici detective del genere poliziesco di sempre. Più che un segugio, un lupo mannaro, ma capace anche di sorprenderci per intuito e un’inaspettata sensibilità.

Predator 35 anni

Dutch

John McTiernan nel 1987 dirige un action fantascientifico ambientato in Sud America, con una squadra dei Berretti Verdi inviata per una missione di recupero, che in breve si trasforma in qualcosa di completamente diverso, a causa di un misterioso cacciatore alieno.

Predator occupa un posto di tutto riguardo all’interno del genere fantascientifico, ma soprattutto di quello action, perché Arnold Schwarzenegger, nei panni di Dutch, il leader di un gruppo di soldati tra i più duri, tosti  e pittoreschi di sempre, bene o male decostruisce completamente un archetipo. 
Lui e i suoi uomini vengono battuti, distrutti, diventano in breve prede inermi per questo colossale e letale predatore alieno, invisibile per gran parte del tempo. Solo con l’astuzia, la capacità di apprendere e di controllare la propria paura, sarà infine Dutch a sopravvivere e a vendicare i propri compagni.


Chiunque dica che Arnold non è un attore credibile o espressivo, dovrebbe guardarsi bene questo film, perché in ogni singola sequenza ci fa credere a ciò a cui stiamo assistendo, riesce ad essere ad un tempo eroico e fragilissimo, connettendosi per certi versi anche al concetto di eroe mitologico.

Vi sono i compagni destinati alla morte, il mostro, le piccole tracce lasciate che ne indicano natura e punti deboli, e soprattutto l’ingegno che conta tanto quanto due braccia robuste. Un protagonista apparentemente classico, ma in realtà rivoluzionario all’interno di un monster movie iconico.



Douglas Quaid

Paul Verhoeven ha un posto tutt’altro che indifferente nel cuore degli appassionati di fantascienza soprattutto grazie ad Atto di Forza, che nel 1990 portò Arnold Schwarzenegger all’interno di un iter diegetico mutevole, dalle molte facce, in cui ironia, dramma e violenza estrema convivevano. 
Liberamente ispirato a un racconto di Philip K. Dick, Atto di Forza lo vede nei panni Douglas “Doug” Quaid e assieme di Carl Hauser, un perfido mercenario. Due anime nello stesso corpo, due persone completamente diverse per personalità, moralità e passato.

Al di là della bellezza visiva e della creatività presenti nel film, il personaggio di Quaid è senza ombra di dubbio la chiave del fascino dell’insieme. Si tratta infatti di un eroe molto particolare, In cui bene o male viene rappresentato un ideale di eroismo e virilità agognato da ogni uomo medio, quello che è sempre fuori forma e svolge una vita noiosa. Allo stesso tempo, Schwarzenegger gli toglie ogni epica, ogni retorica, lo connette ad un mondo di violenza e mancanza di verità, di solitudine, ad un percorso che più che rivelargli il proprio passato, lo guida verso un futuro indipendente da esso. 
Con palesi i riferimenti al tema del doppio presente in Plauto, Goldoni o Wilde, Douglas Quaid è forse l’eroe più originale e per certi versi gradevole che Schwarzy abbia interpretato, in un film capace di osare come pochissimi altri in quegli anni.

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